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Nel 1972 Enrico Calamai è un giovane diplomatico di trent’anni, che viene inviato in Argentina con la carica di vice console. Partì da Napoli per Buenos Aires con il transatlantico Giulio Cesare.
Nel 1974 viene inviato in Cile a Santiago, dove la situazione, dopo il golpe di Pinochet, è sempre più delicata. L’ambasciata italiana di Santiago in quel momento è piena di gente che chiede asilo politico all’Italia (asilados) ma lo stato italiano è cauto nel concedere l’asilo ai cileni anche per non compromettere i rapporti con il governo di Pinochet e con gli USA. A Santiago, sostituì, Roberto Toscano. e poi Tommaso de Vergottini che si rivelarono fondamentali nel salvare tanti italo-cileni. Calamai riesce ad aiutare molte persone, creando una rete di soccorso composta da persone di sua massima fiducia, perché in quel periodo c’erano tanti complici del sistema, una mossa sbagliata e poteva essere la fine per Calamai e di conseguenza un ritorno veloce in Italia. Calamai, in una situazione in cui lo stato argentino creava i desaparecidos in silenzio, nel buio della notte, doveva muoversi con molta disinvoltura. Era conosciuto dalla polizia argentina, a volte veniva seguito e controllato. Il suo passaporto diplomatico gli permetteva una certa immunità ma non poteva durare  molto. Un grande aiuto gli venne dall’inviato del “Corriere della Sera” Giangiacomo Foà, e da quello del  rappresentante della Cgil a Buenos Aires Filippo Di Benedetto. Insieme riescono a salvare tanti argentini ma tanti restano desaparecidos, poi viene richiamato a Roma nel 1977 mentre in Argentina un gruppo di madri e parenti dei desaparecidos inizia a camminare in Plaza de Mayo di fronte alla sede del governo in segno di protesta. Forse qualcosa si muove, chissà, ma intanto Calamai deve lasciare Buenos Aires, troppo scomodo per il governo italiano, avere in Argentina, un diplomatico che turbava i sonni di Videla.

Il suo ritorno a Roma segna il tradimento dello stato italiano verso quei figli argentini che furono costretti a lasciare il loro paese natio in cerca di fortuna in America Latina, e che tanti erano adesso scomparsi.
L’ambasciatore italiano a Buenos Aires era Enrico Carrara, amico dei militari, fu informato in anticipo del golpe ed aveva chiuso le porte dell’ambasciata, per non ripetere la situazione cilena, dove l’ambasciata italiana entrò in forte polemica con il regime di Pinochet.
Intanto il nunzio apostolico Pio Laghi giocava a tennis con il golpista Massera, che era il capo dell’Esma dove sparirono più di 5000 “sovversivi”.
Nel 2001, il ‘per nulla’ onorevole Giulio Andreotti, dichiarò che non era a conoscenza della tragedia argentina dei desaprecidos.

Se questa storia in Italia, solo negli ultimi anni e comunque dopo l’uscita del libro, è riuscita a diventare di dominio pubblico, in Argentina la situazione è ancora  più incredibile dove Calamai è un perfetto sconosciuto ma nel 2004, grazie a Nestor Kirchner, Enrico Calamai fu decorato  con la Cruz dell’Orden del Libertador San Martin, per essersi battuto in difesa dei diritti umani durante gli anni della dittatura.

La sua storia, Enrico Calamai, la raccontò nel suo libro, Niente asilo politico (Feltrinelli, 2001).

Nel 2016, è stata realizzata dalla RAI, una miniserie in due puntate liberamente tratta da Niente asilo politico, dal titolo Tango per la libertà.

La Storia Siamo Noi RAI – Puntata su Enrico Calamai

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