No Borders

No Borders

No borders (no nations), letteralmente nessun confine, e’ la mia idea del vivere libero. Il mio Stato ideale, che poi è quello dell’unione di tutti i popoli, di tutto il mondo. La creazione di una “super” federazione planetaria sovrannazionale. Già nel settecento, Kant ne ipotizzava come l’unico ordine mondiale da seguire per assicurare la pace. Utopia?
Forse si, ma intanto a piccoli passi si possono creare delle entità federali democratiche dove il concetto di nazione e nazionalità passa in secondo piano.
Uno Stato federale è un’unione di Stati federati, dove al proprio interno non ci sono confini fra i territori, non ci sono Stati nazionali, ma appunto Stati federati, che per poter coesistere dentro una federazione devono avere una sovranità limitata per consentire un’unione pacifica fra essi. Lo Stato diventa uno solo, con una sola voce e gestisce i principali settori come la moneta, la difesa e l’economia.
Nel mondo di oggi, gli Stati federali sono piccole eccezioni ma dai quali si può imparare molto. Stati Uniti, Brasile, Canada, Svizzera, Sudafrica, India, sono stati federali che hanno creato un’unione di paesi differenti per culture, religioni ed etnie. La federazione unisce nelle diversità, la secessione divide. Non tutti sono stati creati allo stesso modo. Quasi tutti hanno dovuto lottare aspramente per unirsi.
Gli Stati Uniti d’America sono diventati una federazione, la prima della storia, ottenendo l’indipendenza dal Regno di Gran Bretagna nel 1776. Ma dal 1861, gli Stati dell’Unione del Nord, hanno dovuto fronteggiare le spinte secessionistiche da parte degli Stati del Sud favorevoli alla schiavitù, che intanto si erano riuniti sotto la Confederazione degli Stati Uniti. In origine erano sette colonie poi divennero tredici.
Ne seguì la Guerra di secessione americana che terminò nel 1865.
In Europa, sulla base di questi importanti esempi di altre federazioni, dopo la seconda guerra mondiale nacque in alcuni politici illuminati l’idea di una integrazione europea. La creazione di un’unione fra gli Stati europei al fine di creare pace e benessere. La mente di questa iniziativa coraggiosa fu Jean Monnet, un politico francese che insieme ai suoi collaboratori definì la Dichiarazione di Schuman, che fu il discorso tenuto a Parigi il 9 maggio 1950 da Roberto Schuman, l’allora Ministro degli Esteri del governo francese. Gli Stati Uniti d’Europa dovevano nascere da un pretesto geniale, che era quello di unire le risorse carbo-siderurgiche dei due paesi che per anni si erano fatti la guerra: Francia e Germania. Nacque così il Trattato CECA a Parigi nel 1951.
Da quel momento in Europa non ci furono più guerre. Successivamente con i Trattati di Roma del 1957 nacque la CEE, poi rinominata UE (Unione Europea) dal 1992 con il Trattato di Maastricht.
Tornando al significato di No Borders, tanto si è fatto. Certe cose che noi oggi diamo per scontate, in quegli anni erano impensabili. Le dogane sono diventate dei fabbricati abbandonati e arrivare in auto dall’Italia fino ai Paesi Bassi senza mai fermarsi alla frontiera è una bella emozione.
Ma resta il nodo politico. Il No Nations ancora non è stato realizzato. L’idea di Europa è ostacolata dai singoli governi nazionali che non vogliono perdere la propria sovranità, un po’ come gli Stati confederati americani, e frenano all’Unione federale politica. E proprio la mancanza di una Unione politica vanifica il processo di integrazione monetaria creato con la nascita dell’Euro, creando malcontento e disuguaglianze.

No Borders con l’aggiunta di No Nations viene anche accostato ad idee anarchiche. Ma per me questo slogan ha un significato puramente federalista.  La differenza sta nell’esistenza o meno dello Stato.
Per gli anarchici lo Stato non deve esistere. Non è più necessario. Le società sono talmente responsabili che si auto gestiscono. Per i federalisti è esattamente il contrario.
Soprattutto con Proudhon si trovano punti in comune fra il pensiero anarchico e quello federalista.

Riguardo alla questione arabo-israeliana, da quando mi sono interessato ad aspetti politici, ho sempre pensato che la soluzione per portare la pace in quei luoghi, fosse molto più semplice che creare la Federazione europea, che, con quasi 30 Stati nazionali da accordare, ancora dal 1950 cerca un’unione politica. Mi sono chiesto, perché nessuno ha mai pensato di creare gli Stati Uniti del Medio Oriente con Palestina, Israele e Giordania e magari pure il Libano? Nessuna personalità araba o israeliana aveva mai pensato a questa cosa?
Poi leggo che qualcosa si era pensato ma fu bocciato.

 nel 1947 fu fondato l’UNSCOP (United Nations Special Committee on Palestine), comprendente 11 nazioni (Canada, Cecoslovacchia, Guatemala, Olanda, Peru, Svezia, Uruguay, India, Iran, Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia, Australia).
Vennero escluse le nazioni “maggiori” per permettere una maggiore neutralità.
Sette di queste nazioni (Canada, Cecoslovacchia, Guatemala, Olanda, Perù, Svezia, Uruguay) votarono a favore di una soluzione con due Stati divisi e Gerusalemme sotto controllo internazionale, tre per un unico stato federale (India, Iran, Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia), e una si astenne (Australia). (fonte wikipedia)

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