No Borders

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Dopo i fatti dell Honduras, l’unica cosa che mi è venuta in mente è stato il celebre film di Woody Allen,  Il dittatore dello stato libero di Bananas , in cui il nostro amatissimo, per amore si maschera rivoluzionario di un ipotetico stato latino-americano, per conquistare il cuore della sua bella, fervente attivista politica.
Quando si parla di Repubblica delle Banane si è sempre fatto riferimento all’Honduras, visto che nel suo territorio agiva quale multinazionale proprio delle banane e della frutta in genere , la United Fuit CO.
Il film non andava molto lontano dalla realtà. In Honduras si è dovuti arrivare nuovamente alle maniere forti per occupare il potere. Il golpe. Il famoso golpe latino-americano ritorna ad essere la pratica più veloce, rapida per una presa del potere decisa e duratura.
Almeno così avrà pensato Roberto Micheletti, lombardo di origini. Il padre era di Bergamo. Chi ricordate presidente di qualcosa di origini lombarde? E un’ ossessione! Anche lì.
Già presidente del Parlamento hondureño Micheletti, con l’appoggio delle Forze Armate ha occupato il parlamento dichiarandosi nuovo Presidente della Repubblica dell Honduras, diciamo niente di nuovo da quelle latitudini come diceva un vecchio giornalista.
Il Presidente decaduto Manuel Zelaye viene esiliato in Costa Rica. Ma sorprendentemente per molti il Presidente Obama e perfino il Presidente Chavez si trovano sulle stesse posizioni. Ma sarà davvero così?
Intanto in Honduras la stampa è tutta o quasi a favore del nuovo governo, almeno così si deduce dalle pagine de La Tribuna e La Prensa. Il popolo chiede libertà e democrazia, vuole cambiare il governo, appoggia Micheletti. Ma allora come funziona sta roba? Su questa posizione è anche il quotidiano spagnolo El Paìs, di chiaro stampo progressista.
A qualche giorno dal golpe, la strategia di Micheletti sembrerebbe non portare a nulla, non certo divenire una situazione stabile e definitiva, confermato dagli attori principali del mondo geopolitico attuale, schierati apertamente contro Micheletti e favorevoli al ritorno di Manuel Zelaye.
Pericoloso direi far passare questo golpe come qualcosa di necessario, di illegale di certo, ma necessario per il futuro del paese, così come riporta il capo delle forze armate sul quotidiano La Prensa. Ma anche un pò comica tutta questa situazione, degna di un bel film del nostro amatissimo. L’Honduras non può pretendere di poter cambiare governo, con i soliti mezzi e strumenti della violenza tanto amati nel passato, e poi parlare di libertà, democrazia e diritti,
Tornare indietro nel tempo(ma non tanto indietro), all’instabilità famosa dei paesi latino-americani così ben rappresentati da Woody Allen non porta a nessun modello di società civile. Perfino la magistratura si è schierata con l’esercito. Proprio loro che dovrebbero vivere di diritto. Questo la dice lunga sul senso di democrazia hondureña.

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