Argentina

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Il 24 marzo 1976 è una data che rimarrà sempre ricordata dal popolo argentino, giorno nel quale la presidente Isabelita Peron, seconda moglie di Juan Peron, accusata di essere la responsabile del collasso economico del paese fu deposta e messa di fronte alla scelta tra l’arresto e l’esilio. Isabelita scelse l’esilio, in Spagna.

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Videla, Massera e Agosti.


A Buenos Aires, alla Casa rosada, sede del governo argentino, la giunta militare appena insediata, formata da Jorge Rafael Videla, Emilio Eduardo Massera e Orlando Agosti, rispettivamente capo dell’esercito, della marina e dell’aviazione, inizia la sua personale guerra sporca (guerra sucia), reprimendo qualsiasi forma di dissenso, annullando le libertà civili, eliminando sia politicamente che fisicamente gli oppositori creando il più grande genocidio della storia argentina: circa trentamila persone, secondo Amnesty International, sono scomparse, alcuni sono stati ritrovati, molti sono morti dopo aver subito feroci torture, altri sono riusciti a salvarsi, o scappando o liberati. Grazie a loro si seppe quella verità che già si vociferava nel paese, cioè che era tutto un disegno della giunta militare che non poteva non conoscere le sorti di migliaia di persone scomparse. Venivano sequestrati i diciottenni, ma anche gente adulta, familiari intere, senza distinzione di sesso, di giorno di notte. Spesso gli uomini venivano uccisi, raramente venivano rilasciati. Tutti venivano brutalmente torturati, le donne stuprate. Le donne in gravidanza venivano aiutate a partorire con la complicità di medici del regime, e poi venivano uccise. Il bambino che nasceva, veniva venduto alle famiglie dei militari che non potevano averne. In tutto questo la complicità della chiesa argentina non venne mai meno.

La reazione internazionale, fu debole, per certi versi quasi “complice”. Soprattutto dall’Italia, che aveva forti interessi commerciali con l’Argentina di Videla ma che aveva tanti connazionali ed oriundi in Argentina, era doveroso tenere un comportamento diverso o magari simile a quello tenuto nei confronti del Cile, ma certamente di condanna. Niente di tutto ciò. Anzi in seguito emergeranno, membri della P2, che facevano affari con la giunta di Videla, membri della Chiesa collaborazionisti. Sul piano internazionale, troppo tardi si scoprì il dramma dei tanti desaparecidos, intere generazioni annientate. Videla, al contrario di Pinochet, diede un’immagine diversa, quella di un paese che stava facendo rispettare l’ordine contro terroristi. La sua era una guerra civile non una repressione mirata contro una certa parte della società. La sua intervista alla tv nazionale fece scalpore in cui dichiarava che gli scomparsi, los desaparecidos, non erano morti, nè vivi ma scomparsi. Riuscì a mentire senza pietà per tanto tempo fino all’epoca dei processi dagli anni ’90 in poi, in cui dichiarò sempre di avere la coscienza serena, di avere fatto tutto il possibile per salvare il proprio paese dall’assato terrorista comunista.
Tutto venne svolto nel silenzio e nell’anonimato con i poliziotti in borghese, las Patotas, così erano chiamate gli squadroni della morte, entravano nelle case dei cittadini, accusati di essere contro il regime, e rapivano ragazzi che appartenevano ad organizzazioni sindacali o politiche o che magari non appartenevano a nulla di tutto questo ma solo per il fatto di avere i capelli lunghi o di conoscere qualcuno politicamente attivo, risultavano anche loro essere sovversivi e quindi dovevano essere eliminati. Simbolo degli squadroni della morte giravano di notte per la città, solitamente con una Ford Falcon di colore verde o beige, senza targa, perché non dovevano essere torture di stato.
Una figura scomoda per i militari argentini fu quella dell’ex vice console dell’Ambasciata italiana Enrico Calamai. La sua storia la raccontò nel suo libro.(Niente asilo politico, Feltrinelli, 2001).

Gli anni 1976 e 1977 furono anni difficili per gli argentini. Le persone che agli inizi del golpe inneggiavano alla vittoria, che esultavano per Videla, a poco a poco dovettero ricredersi quando i propri figli o i figli dei propri vicini o altri figli di altra gente scomparivano nel nulla. La ricerca nelle carceri non portava a nulla. La brutalità con la quale venivano sequestrati i montoneros (così erano chiamati i peronisti di sinistra, oppositori del regime militare) non lasciava più dubbi. L’argentina era caduta da sola nella mani della dittatura. Come Il Cile nel 1973, con meno rumore ma uguale atrocità. Iniziava così il dramma delle madri alla ricerca dei propri figli e delle nonne alla ricerca dei propri nipoti. Nacquero le associazioni che si misero alla ricerca dei desaparecidos.

 

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La Linea fundadora de las Madres de Plaza de Mayo

Las madres y abuelas de Plaza de Mayo, chiamate così perchè fu proprio da Plaza de Mayo, piazza di fronte la Casa Rosada (sede del governo argentino), cominciarono la loro attività, il 30 aprile 1977. Ogni giovedì le madri e le nonne con un fazzoletto bianco in testa si ritrovano in Plaza de Mayo e cominciano la loro protesta girando in torno alla piazza con la indifferenza degli argentini e gli insulti dei poliziotti che le controllano a vista. 

La dittatura andò avanti fino al mondiale di calcio 1978, che aiutò la propaganda di Videla e del suo regime. Molti argentini forse erano inconsapevoli delle torture con la picaña (una manganello elettrico), eseguite alla ESMA, la scuola di meccanica dell’esercito che si trova a pochi metri dallo stadio Monumental, casa del River Plate, dove  Kempes e Ardiles vinsero il mondiale, non senza polemiche per alcune partite “facili” come la semifinale contro il Perù, battendo in finale ai supplementari l’Olanda orfana del suo talento migliore, Joahn Cruiff.

A parte il pubblico festoso del Monumental, qualche notizia ai giocatori arrivava lo stesso malgrado il sistema architettato. Si dice che Kempes non volle salutare il generale Videla alla conquista della coppa., che Joahn Cruiff¹(Olanda), Paul Breitner(Germania Ovest) ed anche il leader e capitano della albiceleste Jorge Carrascosa si rifiutarono di partecipare per via della dittatura.
Di fronte all’impotenza di ottenere una giustizia immediata, soprattutto dopo le leggi vergogna che favorirono i militari  nacque l’escrache, essenzialmente una forma di protesta che vuole denunciare il repressore che adesso vive tranquillo nel suo quartiere senza carichi penali pendenti. L’iniziativa nasce all’interno dell’attività militante dell’ Associazione H.I.J.O.S (associazione dei figli dei desaperecidos della dittatura argentina ’76/’83) e prende forma e sostanza sotto casa del repressore individuato, oppure sul posto di lavoro, denunciando i crimini con megafono, urlando il nome della persona scomparsa con sui si risponde “Presente!”, sporcando le case dei repressori o dei complici di vernice rossa a simboleggiare il sangue.
(siti di riferimento per spunti o parti di testo 24marzo.ityabasta.itwikipedia)

¹In realtà poco tempo prima del mondiale del 1978, Cruiff fu rapito e questo lo turbò a tal punto da rinunciare al mondiale argentino.

Video Letture
La storia ufficiale – di Luis Puenzo
Imaging Argentina di Christopher Hampton
Garage Olimpo di Marco Bechis
Hijos di Marco bechis
Crónica de una fuga de Adrián Caetano
Kamchatka – un film di Marcelo Pineyro
La notte delle matite spezzate di Héctor Olivera
Hay unos tipos abajo di Emilio Alfaro e Raul Filippelli
Mundial 1978. La historia paralela di Ezequiel Fernández Moores
La Mirada Invisible di Diego Lerman (2010)
Infanzia clandestina di Benjamin Ávila – (2013)
Il volo – Horacio Verbitsky
L’isola del silenzio – Horacio Verbitsky
Doppio gioco – Horacio Verbitsky
Le irregolari – Massimo Carlotto
Niente asilo politico – Enrico Calamai
El tano – Carlo Figari
Il ministero dei casi speciali – Nathan Englander
Strani tipi sotto casa – Antonio Dal Masetto
I mondiali della vergogna – Pablo Llonto
L’ultima madre – Giovanni Greco

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