No Borders

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Trentacinque anni oggi! Tanto è passato da quel 24 marzo del 1976 quando il generale Jorge Rafael Videla si impossessava della Repubblica Argentina insieme agli altri suoi amici. Emilio Massera, peraltro già passato a miglior vita e Juan EduardoAgosti.
Alcuni sono agli arresti domiciliari, altri sono latitanti ma cosa che più preme e fa rabbia è che tanti sono ancora desaparecidos, scomparsi.
Non si sa nulla di loro. Molti corpi sono stati ritrovati ma molti ancora mancano all’appello. Inoltre c’è il problema dei figli dei desaparecidos. Non sanno di esserlo e vivono normalmente la loro vita non sapendo la loro vera identità. Metodo atroce e spudorato quello dei generali argentini, togliere ai prigionieri i propri figli e darli ai militari che non ne potevano avere. Intanto le le madroi venivano torturate e uccise e poi gettate sul Rio de la Plata, vero cimitero dei desaparecidos.

Oggi a trentacinque anni di distanza, oggi più che mai è necessario non dimenticare, è necessario andare avanti e scoprire chi sono gli altri figli dei desaparecidos che vivono non conoscendo la loro vera identità.
Il 24 marzo non può non essere ricordato come un giorno di terrore e di tristezza per gli argentini ma anche per gli italiani. Numerosi furono infatti, i desaparecidos italiani.
La memoria può aiutare le nuove generazioni a non commettere gli stessi errori del passato, può aiutare a crescere e a condannare chi ha commesso le atrocità della dittatura.
La memoria è giustizia reale in attesa di quella giudiziale.
I dittatori e complici sono già condannati dalla società civile ad essere ricordati come torturatori e assassini per sempre, per il resto della loro vita ed anche da morti.

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