No Borders

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Il Pescara va in serie A, il Trapani si “accontenta” di una grande stagione, nata da un girone di ritorno straordinario e con quattro partite dei play-off che hanno fatto sognare una città. Il calcio che conta era lì, a due gol di distacco. Non è bastata la voglia di Serse Cosmi, la voglia di una squadra e di una città di potere stare nel calcio dei migliori. Considerando che nel 2008 il Trapani era in Eccellenza, questa è stata una vera impresa. A fine partita l’allenatore del Pescara, Massimo Oddo va a consolare Serse Cosmi, il condottiero del Trapani, in lacrime. Questo è il calcio che ci piace. Un calcio vero, onesto e pieno di emozioni. Lo stesso Oddo a fine gara, saluta lo stadio deluso dall’epilogo finale ma che sportivamente ricambia il saluto. Peraltro, Massimo Oddo ha sangue trapanese. Figlio dell’ex allenatore Oddo, trapanese e nipote di quel Giovanni Oddo che negli anni ’30 fu campione di salto triplo e che diede lustro alla città di Trapani, dove morì centenario nel 2009. Fu anche allenatore della Drepanum, il vecchio Trapani Calcio per un anno. Uno sportivo a tutto tondo. Una famiglia di campioni, una famiglia di sportivi. Onore a Massimo Oddo e al suo Pescara. Sul Trapani possiamo dire che questa finale persa, ha fatto capire a molti che questa squadra nei prossimi anni può tentare con più convinzione la salita in serie A. C’è più consapevolezza dei propri mezzi, grazie alla società del comandante Morace, che con la sua lucidità a dispetto dell’età, ci ha dato lezioni di vita a tutti. Già me lo immagino dire alla squadra, “tranquilli ragazzi ci andremo l’anno prossimo in Serie A” e poi grazie ad uno staff tecnico di prim’ordine, Faggiano un grande direttore sportivo, che ha scovato giocatori sconosciuti, per esempio Citro e Coronado, Serse Cosmi una grande persona, una persona vera e sarebbe bene rinnovasse la propria permanenza in granata. Poi il pubblico granata, che ormai è conosciuto in tutta Italia per civiltà e rispetto dell’avversario, anche se ieri qualche classico coro è scappato, ma ci sta, perdere non piace a nessuno. La degenerazione fa male. Quest’anno l’obiettivo era la salvezza, poi ci si è ritrovati lassù e si è provato a fare il miracolo. Un grazie alla squadra è doveroso, protagonista in ogni caso di una stagione esaltante.

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