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Muhammad Ali

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Un uomo che osserva il mondo a cinquanta anni allo stesso modo in cui l’ha fatto a venti, ha sprecato trenta anni della sua vita.

Muhammad Ali

 

Se ne è andato il più grande di tutti, il numero uno dei boxeur, Cassius Clay, poi diventato Muhammad Ali, dopo la sua conversione all’Islam. Il Parkinson lo ha sconfitto dopo circa trent’anni, lui ha lottato come sempre, è andato via il corpo ma è rimasto il mito. La sua carriera cominciò con la vittoria dell’oro olimpico a Roma nel 1960. In seguito le vittorie contro Liston, Frazier e Foreman ne decretarono l’assoluto primato. Ma al di là dei successi sportivi l’aspetto che ne caratterizzò l’uomo fu la decisione di rifiutare la chiamata alle armi, all’apice del successo sul finire degli ani ’60. Gli USA sono impegnati nella guerra in Vietnam. Una guerra assurda e ingiustificata e così la pensava anche Alì,  che manifestò sempre apertamente le sue simpatie per Martin Luther King e Malcom X. Sempre discriminato in patria per il colore della pelle, in quella America che ancora doveva crescere come società civile, ad un’intervista televisiva rispose “I got nothing against the Vietcong, they never called me nigger“. “Non ho niente contro i Vietcong, loro non mi hanno mai chiamato negro”. Ciò gli costò tre anni di carcere e la sospensione dall’attività pugilistica. Una grande vergogna nel paese della democrazia e dei diritti ma a quei tempi la discriminazione razziale andava contro tutto e tutto era giustificato.

Nel ’74, il dittatore dell’allora Zaire, Mbutu volle organizzare l’incontro del secolo fra Alì e Foreman che intanto aveva sconfitto Frazier ed era diventato il nuovo campione. L’incontro si disputò a Kinshasa e sancì il ritorno alla vittoria di Alì che divenne il nuovo campione. L’anno dopo nel 1975, Alì si impose nuovamente su Frazier, a Manila nelle Filippine dove incontrò il dittatore Marcos e al quale disse “Ho visto tua moglie. Non sembri cosi così stupido come appari”. Ma erano gli ultimi colpi del campione. L’agilità e la freschezza delle gambe non erano più le stesse. Perse alcuni incontri ai punti fino all’ultimo incontro del 1981 che ne determinò il ritiro. Nel 1984 gli venne diagnosticato il morbo di Parkinson. Si ricordano molte frasi di Alì, frasi mai banali piene di tenacia e mai di arrendevolezza, “Vola come una farfalla e pungi come un’ape, combatti ragazzo, combatti” oppure “Impossibile non è un dato di fatto, è un’opinione. Impossibile non è una regola, è una sfida. Impossibile non è per sempre”.

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