Arrivo a Santiago

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Plaza de Armas - Santiago

Santiago nei miei pensieri è sempre stata una città super militarizzata. Ogni volta che pensavo al Cile mi veniva in mente Pinochet che con la sua dittatura instaurò uno stato di polizia determinando un netto cambiamento nell’animo di quel paese.
Alcuni aspetti della militarizzazione cilena sono  rimasti nel Cile di oggi. Peraltro El Cuerpo de Carabineros de Chile venne creato sul modello dei Carabinieri italiani e ne appresero le caratteristiche di addestramento grazie ad istruttori venuti apposta dall’Italia.
A Santiago in centro,  li trovi ad ogni angolo, con la loro divisa verde militare, la stessa che fa venire alla mente tanti brutti ricordi di repressione nelle poche manifestazioni di ribellione. Li trovi nella Plaza de Armas sui loro cavalli e nelle vie adiacenti.
Sono arrivato a Santiago di sera tardi, da Mendoza, dopo tante ore di bus per via del traffico accumulato in seguito alla chiusura della frontiera, per via della bufera di neve sulle Ande dei giorni precedenti. C’era tanta gente all’autostazione, e tanta confusione. Mi sembrava di essere alla fine di un concerto o all’uscita da una partita allo stadio. Tanta gente attendeva il pullman che veniva da Mendoza. Decido di prendere un taxi per arrivare presto all’ostello che mi avrebbe ospitato.
Trovare questo Hostel è stata quasi un’impresa. Il tassista che mi accompagnava, era un tipo sulla quarantina, più schizzato che mai. Dopo avergli comunicato l’indirizzo dell’ostello che si trovava in Plaza de Armas,  mi accorgo che prendeva nota dell’indirizzo con una penna sulla sua mano. E non era il primo indirizzo. Aveva tutta la mano sinistra, piena di scritte e pure il braccio aveva qualche scritta incomprensibile. Facile pensare subito al film Memento, soprattutto quando dopo soli 120 secondi mi ridomanda  a quale indirizzo si trovasse l’ostello. Lo aveva già dimenticato. Semplicemente fantastico. Questa situazione surreale vissuta nel taxi era la prima nota lieta della giornata, ed il fatto che non risuciva a trovare l’indirizzo giusto mi faceva molto ridere. Il tempo passa, io sono stanco e il tassista schizzato gira e rigira attorno alla Plaza de Armas. Inoltre, quasi  ogni 45 secondi la domanda era sempre la stessa: “Ma in che indirizzo si trova l’ostello?”. Un delirio, comico. Mi sentivo in un film.  Poi fermo al semaforo, cercava di decifrare la sua stessa scrittura e ripassava il tratto con la penna e mi chiedeva conferma dell’indirizzo ridendo. Ero molto divertito anche se volevo scendere da quel taxi. Non ce la facevo più a stare in macchina. Dopo vari giri attorno alla Plaza de Armas decido di scendere e l’ostello era proprio lì. Incredibile. Pago l’amico tassista, che si scusa prontamente del ritardo e lo saluto.
Santiago è una città molto viva, la gente molto cordiale come quella che ho trovato al Plaza de Armas Hostel. Erano tutti super gentili e preoccupati della mia fame. Mi aspettavano e sapevano del ritardo. In inverno capita spesso che la frontiera chiude e quindi i ritardi sono inevitabili. Subito  mi hanno preparato qualcosa. Che accoglienza! L’ostello dà proprio sulla Plaza de Armas. Una vista spettacolare al settimo piano di un vecchio ed imponente edificio cileno costruito nel 1886 che è stato il primo albergo di tale grandezza di tutto il Sudamerica. Adesso però ad ogni piano c’è qualcosa di diverso, da altri hostal o ristoranti, ad uffici vari, del resto l’edificio è davvero grande. Sull’ascensore ti accompagna un signore, preposto a fare questo, è il suo lavoro, ti domanda a quale piano vai e preme il pulsante per te. L’ascensore è grande e molto antico, arredato in legno e come tutto il palazzo è di una eleganza che quasi stona e contrasta con la gente che vive l’ostello ma resta un’ importante testimonianza della storia cilena.

Mapocho

©nadur.net – 26 luglio 2010

 

A proposito dell'autore

Mi definisco un liberal o liberale di sinistra. Mi sento ateo e credo nel progresso. Non sopporto i conformisti e le convenzioni sociali ma accetto che tutti possano esprimere la propria libertà. Difendo i diritti civili, vorrei che la gente fosse meno qualunquista e superficiale. A volte mi sento così elitario che mi sorprendo di avere degli amici. Quando posso attraverso l'oceano, il Sudamerica nel cuore. Prima o poi virerò a destra.

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