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di Giovanni Sartori

Questa volta il ventesimo secolo si chiude davvero, e con il primo gennaio 2001 comincia davvero il ventunesimo secolo. Ma facciamo bene a festeggiare il giro del millennio due volte. Perché se la follia umana non troverà una pillola che la possa curare, e se questa pillola non sarà vietata dai folli che ci vogliono in incessante moltiplicazione, il “regno dell’uomo” arriverà a malapena al 2100. Tra un secolo, di questo passo, il pianeta Terra sarà mezzo morto e gli esseri umani anche. Chi vuol esser lieto lo sia subito. Perché la certezza del domani è incerta (lo è sempre) per ciascuno di noi, ma è invece certa per la specie, per l’Homo sapiens. A meno, dicevo, che non venga sollecitamente scoperta una pillola anti-follia. Tutti sanno, anche se fanno gli struzzi, che il pianeta Terra è finito, e che perciò non può sostenere una popolazione a crescita infinita. E la “non sostenibilità” del nostro cosiddetto sviluppo è ormai sicurissima.
L’unico punto non sicuro della catastrofe ecologica in corso è quello del buco nell’ozono, che ci potrebbe “bruciare” lasciando penetrare i raggi ultra-violetti. Questo buco ha raggiunto una estensione pari a tre volte quella degli Stati Uniti. Ed è importante non solo di per sé, ma anche perché costituisce ad oggi l’unico pericolo che siamo stati in grado di fronteggiare. L’ozono viene distrutto dai gas usati per la refrigerazione e come propellenti nelle bombole. Non era difficile proibirli, e dopo tredici anni gli effetti di questa proibizione (che risale al 1987) sembra che si stiano facendo sentire. Però la persistenza dei gas in questione nella stratosfera è stata prevista male (si è rivelata maggiore del pre-visto), e quindi non è sicuro che tra mezzo secolo il buco nell’ozono non ci sarà più. Comunque, su questo fronte ci possiamo aspettare un miglioramento. Ma su tutti gli altri ci possiamo solo aspettare peggioramenti.
Cominciamo dall’effetto serra, e cioè dal riscalda-mento della Terra provocato dall’anidride carbonica, dai carburanti e dal carbone. Qui non siamo a nulla. 
La Conferenza dell’Aja di questo novembre (2000) non ha nemmeno ratificato la modesta riduzione entro dieci anni delle emissioni nocive concordata nel ’97 a Kyoto. Così l’anidride carbonica aumenta sempre più a dispetto del fatto che i suoi effetti sul cambiamento del clima siano sempre più evidenti e devastanti. Tra questi effetti c’è la crescita del livello dei mari man mano che i ghiacci polari dell’Antartide si liquefano; ma soprattutto e nell’immediato c’è una diversa piovosità, che da un lato provoca disastrose inondazioni e dall’altro crea vaste zone di siccità.
Il fatto è che l’acqua è sempre più insufficiente. Già oggi più di cinque milioni di persone muoiono ogni anno, nelle zone di alta povertà, perché devono acqua contaminata. Già oggi oltre un quinto della popolazione mondiale soffre la scarsità di acqua potabile. Nel 2025 si prevede che 2 miliardi di individui non disporranno di acqua bevibile. Si capisce, possiamo togliere l’acqua all’agricoltura e sfruttarla meglio. Ma non è così che la spostiamo da dove c’è a dove non c’è. Ed è risibile ritenere che potremo rimediare desalinizzando i mari.
C’è poi la desertificazione o comunque l’erosione del top soil, della copertura vegetale e organica che fertilizza il suolo (un accumulo di 2 centimetri che richiede mille anni). Ad oggi circa 2 miliardi di ettari di terra arabile e da pascolo – un’estensione pari a quella di Stati Uniti più Messico – risultano degradati. Il che mette a rischio l’alimentazione di circa un miliardo di bocche da sfamare. E si calcola che se la desertificazione e degradazione del suolo continueranno al ritmo attuale, tra cinquant’anni l’Africa perderà metà della sua terra coltivata mentre la sua popolazione salirà (se i più sopravvivessero) a due miliardi di persone.
C’è infine la distruzione delle foreste. Gli alberi non solo ossigenano l’aria assorbendo l’anidride carbonica, ma salvano anche il top soil frenando lo scorrere delle acque piovane, e per di più aumentano le riserve di acqua di falda consentendo l’infiltrazione delle piogge nel sottosuolo. Eppure la deforestazione continua alla grande. Abbiamo già perduto i quattro quinti delle foreste che esistevano prima che l’uomo si dedicasse alla loro distruzione. E quasi metà dell’ultimo quinto è a rischio: ché 16 milioni di ettari di bosco (due volte l’Australia) vengono tagliati ogni anno; una devastazione che non è certo compensata dalla riforestazione. Anche perché gli alberi tagliati per produrre carta sono ripiantabili; ma non lo sono gli alberi che sono eliminati (al 60 per cento) da chi cerca nuova terra da coltivare per sfamarsi.
Tutto questo perché? Perché succede? I deserti che crescono, e i pesci, gli animali, gli alberi, la terra coltivabile e l’acqua che decrescono, tutto questo immane insieme di disastri non è certo causato dal biossido di carbonio, vulgo, dall’anidride carbonica che c’era fino a cinquant’anni fa (che è benefica e necessaria), ma dal suo sproporzionato aumento; un aumento a sua volta causato, in ultima analisi, dalla sovrappopolazione, da una esplosione demografica che ancora nessuno ferma.
Nel 1500 eravamo ancora 500 milioni in tutto; all’inizio del ‘900 eravamo 1 miliardo e 600 milioni; oggi siamo 6 miliardi. In un solo secolo la popolazione del mondo si è più che triplicata. L’Unicef denunzia il dramma di 30.000 bambini che muoiono ogni giorno di malattie curabili. Non fa dramma, invece, che ogni giorno la popolazione del mondo cresca di più di 230.000 persone; il che fa circa 7 milioni al mese, e 84 milioni all’anno. Ogni anno nascono così più di due Spagne. Di questo passo nel 2015 saremo già cresciuti di un ulteriore miliardo; e nel 2050 saremo, si prevede, 9-10 miliardi.
Siamo impazziti? Sì, chi asseconda un siffatto formicaio umano deve essere impazzito. Si risponde che il calo delle nascite nei popoli sottosviluppati avverrà
“naturalmente” (quando? Quando saremo 15 miliardi?) con lo sviluppo economico. Ma assolutamente no. Anche perché l’aumento incontrollato delle nascite è, circolarmente, causa ed effetto di povertà e di sottosviluppo. E poi, attenzione, quando saremo, in ipotesi, il doppio di oggi (12 miliardi), la Terra vivibile sarà, in ipotesi, la metà di oggi. Non so se il ventesimo secolo sia stato lungo o corto. Ma temo di sapere che se il giro del millennio non ci farà lestamente aprire gli occhi, il ventunesimo secolo sarà un secolo corto.

31/12/2000

A proposito dell'autore

Mi definisco un liberal o liberale di sinistra. Mi sento ateo e credo nel progresso. Non sopporto i conformisti e le convenzioni sociali ma accetto che tutti possano esprimere la propria libertà. Difendo i diritti civili, vorrei che la gente fosse meno qualunquista e superficiale. A volte mi sento così elitario che mi sorprendo di avere degli amici. Quando posso attraverso l'oceano, il Sudamerica nel cuore. Prima o poi virerò a destra.

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