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Capi del giudizio

Oggi dovrebbe essere il giorno del giudizio per Adele Gambaro, senatrice del #M5Spiùelle che si è resa protagonista suo malgrado di esternazioni fin troppo critiche a Sky tv. Dopo il voto amministrativo, commentando la sconfitta clamorosa alle amministrative del #M5Spiùelle, la nostra amata senatrice ribadiva il concetto che la causa della clamorosa débâcle doveva ricercarsi nei toni eccessivamente aggressivi del grande capo Grillo in questi mesi pre-voto. Questi, in qualità di grande capo, detentore del logo lanciava la scomunica con espulsione prevista nella giornata di oggi. Alcuni colleghi del #M5Spiùelle, hanno espresso la loro solidarietà alla senatrice ma forse non basterà. Qualcuno ha minacciato di andare via, se davvero si materializzasse l’espulsione. Nel corso dei pochi anni di vita del #M5Spiùelle, gli attivisti espulsi non sono stati tantissimi, ma ci sono stati. I più famosi restano Tavolazzi, Favia, Salsi ma ce ne sono altri, accusati di aver criticato il sistema per nulla democratico del movimento. Questo modo di fare al grande capo non è andato giù. Anzi, gli è proprio andato su e quindi via con le epurazioni.

Ma perchè siamo arrivati a questo punto?

 Il #M5Spiùelle ha decisamente sbagliato strategia politica e di comunicazione. Intanto sul piano della comunicazione, il grande capo Grillo, noto comico, avrebbe dovuto scegliere se continuare a fare il comico ed inveire contro tutti e contro tutto, cercando di fare ridere o fare il leader carismatico di un movimento e quindi cessare con la sua aggressività quotidiana e riportarci alla vita reale. Ha voluto fare tutte e due le cose, generando antipatie sia dentro il movimento che fuori. L’accordo di marzo con il PD di Bersani, si poteva fare, proprio perchè il nostro sistema di repubblica parlamentare prevede la possibilità di dare la fiducia ma anche di toglierla, a differenza di un sistema presidenziale che riceve la fiducia direttamente dall’elettorato. Il #M5Spiùelle poteva fare insieme al PD le leggi “scomode” che nessuno ha mai fatto (il PD) e quelle necessarie al nostro sistema per andare avanti, come la legge elettorale. Nella sventurata ipotesi di una sfiducia, il #M5Spiùelle avrebbe acquistato, oltre a qualche legge, anche dei consensi che poi si sarebbero materializzati nelle successive elezioni. Di fronte ad una condotta così, il PD sarebbe morto e il #M5Spiùelle avrebbe avuto più voti, l’opinione pubblica avrebbe apprezzato il lavoro svolto. Alle successive elezioni, il raggiungimento del 51% poteva davvero essere qualcosa di reale. Ma tutto ciò non è successo. Grillo e il suo gregge hanno detto NO a tutto, facendo discorsi molto simili a quelli che faceva il grande silviaccio della nostra politica. Chi non ricorda la stampa di regime, la stampa bolscevica? Adesso questo discorsi li fanno i grillini che si sentono eccessivamente criticati dai media. Ma come non criticare, come accettare l’aggressività quotidiana? La democrazia senza dialogo è nulla. Lui vuole lo scontro. Per anni chiunque ha condannato i toni eccessivi della Lega Nord, che ancora oggi continua con questo modo di fare che ricorda tanto i metodi fascisti. I grillini non vogliono costruire, vogliono distruggere. E’ una guerra, il grande capo lo ha sempre detto ed allora si combatte ognuno con le proprie armi. Il campo di gioco sono le elezioni che recentemente hanno determinato una sconfitta clamorosa per il #M5Spiùelle. Se è vero, in parte, che il voto alle amministrative non è la stessa cosa del voto nazionale, è vero anche che non si può passare dal 30% al 3% a Catania, pensando che vada tutto bene e che non è successo nulla, anzi, quasi festeggiando la vittoria.
Oggi si decide qualcosa che potrebbe essere decisivo per il futuro del nostro Parlamento, in attesa di un’altra partita, in attesa di un altro giudizio.

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