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La dittatura di Fidel Castro a Cuba

La storia di Cuba cambiò radicalmente all’indomani del primo giorno del nuovo anno del 1959 o almeno così sembrò a molti. La Revolución cubana aveva vinto. Fidel Castro era il nuovo capo dell’isola caraibica. Aveva sconfitto le forze di Batista e occupato il potere.
Cuba, precedentemente alla rivoluzione di Fidel Castro, viveva sotto la dittatura di Fulgencio Batista, uomo di modeste origini, d’origine cubana che fece carriera militare e già a 20 anni nel 1933, si rese protagonista del “golpe dei sergenti” che rovesciarono il governo di Carlos Manuel De Cespedes y Quesada e riuscì nel 1940, nello stesso anno della promulgazione della nuova Costituzione a prendere il potere a 39 anni facendosi eleggere. Nel 1952 fece un secondo colpo di Stato, l’ultimo della sua vita ai danni di Carlos Socarras eletto nel 1948. Le più elementari libertà vennero soppresse, il Congresso fu sciolto ed il potere legislativo venne affidato al Consiglio dei Ministri. Il popolo cubano già disastrato dai precedenti governi corrotti sembrò accettare la situazione, inoltre gli investimenti americani fecero rifiorire il turismo ma le speranze durarono poco. La corruzione, le “amicizie” mafiose di Batista, fecero nascere un’opposizione soprattutto nelle classi più povere sempre più esposte alla miseria. Fra di essi, Fidel Castro, avvocato, che aveva pure denunciato il golpe presso i tribunali definendolo giustamente un attentato alla Costituzione ma la sua denuncia fu inutile.
Da quel momento a poco a poco nacque un progetto di rivoluzione attorno a Fidel Castro, che tentò pure un golpe, assaltando la caserma Moncada ma fu arrestato e molti dei suoi uomini furono uccisi. Fece qualche anno di carcere per poi essere aministiato da Batista con parere favorevole degli USA. Credevano non potesse più rappresentare un pericolo. Mai errore fu più grande. Fidel organizzò dal Messico una spedizione di cui facevano parte Ernesto Che Guevara, Camilo Cienfuegos, Huber Matos, Gino Doné Paro, l’unico europeo e italiano presente, in tutto erano 86 guerriglieri, su una barca di quasi 20 metri il Granma, che fu comprata in Messico da un americano che l’aveva chiamata così come dedica alla nonna (Granmother). Il 2 gennaio del 1959 i rivoluzionari presero ufficialmente il potere ed entrarono festanti a l’Avana. C’erano molte correnti all’interno dei barbudos, da chi voleva instaurare una democrazia liberale con elezioni libere a chi come “Che” Guevara aveva idee marxiste-leniniste. Lo stesso Fidel Castro, poi soprannominato il leader maximo aveva idee democratiche. Nessuno avrebbe pensato che Cuba potesse instaurare una nuova dittatura e certamente il popolo cubano che chiedeva libertà, eliminazione della corruzione non avrebbe voluto una nuova dittatura. Ma i rivoluzionari si sentivano accerchiati dall’imperialismo americano e la resistenza alla Baia dei Porci del 1961 (Playa Giron) dove i barbudos riuscirono a sconfiggere le truppe americane, li convinse che l’unica strada dovesse essere il socialismo rivoluzionario, appoggiati dall’Unione Sovietica che proprio in periodo di guerra fredda non tardò a posizionare missili a Cuba in direzione degli Stati Uniti nel 1962. La situazione si ristabilì con l’accordo fra Kennedy e Kruscev, Kennedy non avrebbe aspirato a conquistare Cuba e Kruscev avrebbe tolto i missili a Cuba. Ma in tutto questo gli USA chiusero in tutti i sensi con Cuba.
Venne legiferato un embargo economico contro Cuba che aveva lo scopo di danneggiare il suo commercio. Cuba si affidò ai paesi del blocco comunista a cominciare dall’Unione Sovietica ma quando questi all’indomani del 1989 smise di finanziarla, si trovò per un breve periodo a fare i conti con la fame.
Questo generò rivolte, l’esplosione del fenomeno dei balseros, per la prima volta il sistema socialista con tutti i suoi divieti e ingiustizie, cominciò a vacillare ma i potenti non hanno vacillato, non fecero come i loro colleghi della DDR o degli altri paesi socialisti che si arresero, lasciando il posto alla libertà, ai diritti e alla democrazia, sono voluti rimanere a detenere il potere, continuando a schiavizzare il proprio popolo. Hanno ricreato quello che già i cubani conoscevano, la dittatura, evidentemente un popolo a cui sta bene una società gestita da un gruppo di persone adesso, il partito comunista cubano, ma che per quasi cinquant’anni ha accettato di essere gestita da un uomo solo. Peraltro le caratteristiche del socialismo sono state tutte o quasi tutte disattese. Le classi sociali esistono a Cuba ma la gran parte del popolo cubano è molto povero. Non tutte le aziende, sono aziende di Stato, inoltre adesso c’è una timida apertura all’iniziativa privata, molto timida in realtà, perché lo Stato deve esserci, deve sempre controllarti.
Non esiste libertà anche nell’informazione. Giornali e televisioni, sono pochi e tutti controllati perché lo Stato vuole avere ancora l’unica parola in questo campo. Il dissenso non può esistere a cominciare dal pluralismo che non esiste a Cuba.
Di conseguenza in politica il partito resta unico e il solo ammesso. Chi pensa diversamente dall’ideologia socialista viene dichiarato contro-rivoluzionario e quindi sovversivo contro Cuba.
Chi pensa diversamente viene accusato di essere pagato dai paesi imperialisti, viene insultato, gusano (verme), il termine più usato e gli stessi che in altri paesi lottano contro le dittature e le ingiustizie, per Cuba non riescono a mantenere la lucidità, affascinati per anni, dal carisma del comandante, che ha saputo mentire facendo la vittima, quando era necessario, a seguito dell’embargo statunitense, certamente ignobile ma che non giustifica questa gestione del paese. Peraltro nonostante l’embargo, Cuba ha tanti partner commerciali, più di 170, fra i quali proprio gli USA. Sarebbe ora di smetterla con il vittimismo dell’embargo, visto che i dati del commercio cubano vengono descritti pure sul Granma.
Non esistono dittature buone e dittature cattive. Esistono dittature e sarebbe ora che l’informazione del mondo intero fosse più giusta e criticasse apertamente quella cubana e tutte le dittature esistenti.

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