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Dopo la maestosità del ghiacciaio Perito Moreno si va ancora più a sud, ad Ushuaia, nella Tierra del Fuego, ultimo lembo di terra prima dell’Antartide. L’orario del bus è proibitivo. Alle tre di mattina, infatti, è prevista la partenza per Rio Gallego, da dove, dopo due ore di attesa si prende la coincidenza per Ushuaia. La giornata non risulta pesante grazie alla conoscenza di un amico tedesco e uno italiano con il quale ho condiviso la seconda parte del viaggio, parlando e scherzando per gran parte del tragitto.
Andando verso “la fine del mondo” si attraversa più volte il confine cileno e quello argentino. Ed è proprio prima del confine cileno che sono stato costretto con grande rammarico a buttare un sacchettino di foglie di coca. Tralascio la spiegazione su cosa siano le foglie di coca, ormai dovrebbero saperlo tutti cosa sono, che effetti danno. Solo la polizia cilena ancora non lo sa ed io sapevo della loro paranoia per qualunque cosa sia lontanamente riconducibile alla droga. Ma come già successo in passato scendendo dal Perù, pensavo non fossero un problema un po’ di foglie di coca. Così però non la pensavano i conduttori del bus, che mi hanno pregato di buttare tutto, onde evitare perdite di tempo inutili. Evidentemente loro erano più paranoici dei cileni. Una paranoia contagiante qui da queste parti. Ad ogni modo accetto questa situazione e riesco per lo meno a salvare alcuni semi di “pimienta”, si perchè c’era pure il rischio di doverli buttare. Per un attimo mi sono sentito alle Maldive o in Iran, ed il fatto di essere europeo l’ho pensato parecchie volte non solo per dover attraversare l’ennesima frontiera per entrare o uscire dal paese. Ma prima di arrivare la frontiera cilena, c’è anche un controllo argentino, con i cani che salgono sul bus. Non saprò mai se le foglie di coca le avrebbero potute trovare gli argentini. Avevo già buttato tutto. In ogni caso i controlli cileni sono senza dubbio meticolosi. Ci sono anche ragazze della PDI, la polizia di investigazione cilena, che senza chiedere il permesso aprono gli sportelli delle auto per controllare. Mi sono sentito in uno stato di polizia come se Pinochet non fosse mai morto. In realtà ogni volta che torno in Cile sento sempre la puzza di Pinochet. Alla fine però a parte lo zaino, non mi hanno controllato addosso. Per esempio non mi hanno controllato il marsupio. Potevo avere qualunque cosa. Chiaramente la solita fila, l’ennesima in questo viaggio per farsi timbrare entrata in Chile ed uscita dall’Argentina. Ogni volta penso a tutti quegli idioti italiani che parlano di voler tornare agli novanta con le frontiere in Europa. Gli farei attraversare i sei paesi in Sud America che ho attraversato in questo viaggio e gli farei fare tutte le file che ho fatto solo per avere un timbro sul passaporto, che resta l’unico fattore positivo in una frontiera nazionale. Ma questa gente non viaggia, è chiusa nel proprio ambiente, al posto delle cervello hanno le pigne come disse qualcuno. Dopo tutto il tempo perso a controllare, finalmente si fa strada per Ushuaia, ultima città argentina e non l’ultima prima dell’Antartide, visto che poco sotto ad Ushuaia si trova Puerto Williams, città cilena. Pensavo ci fosse più freddo ad Ushuaia, ed invece grazie alla “temporada de verano” il clima è piacevole, per nulla freddo. Ushuaia è circondata da una grande parco naturale, il Parco nazionale della “Tierra del Fuego”, dove è possibile effettuare passeggiate di trekking per chilometri e scorgere baie ed insenature. Si trovano migliaia di alberi distrutti, tagliati dai prigionieri inviati qui con il treno dal carcere di Ushuaia che all’epoca deteneva molti prigionieri politici. Ma la particolarità che sta danneggiando la natura della Tierra del Fuego, creando inondazioni e disagi, sono i castori che vennero importati nel 1946 dal Canada. Fu un’intuizione dalla Marina argentina, per lanciarsi nel commercio delle pelliccie. Mai errore fu più grande. Qui non siamo in Canada dove ci sono gli orsi che possono cacciare i castori. Inoltre la velocissima riproduzione dei castori sta creando un grande problema a tal punto che il governo della città adesso sta seriamente pensando ad una mattanza che possa salvare il parco.

Ushuaia

A proposito dell'autore

Mi definisco un liberal o liberale di sinistra. Mi sento ateo e credo nel progresso. Non sopporto i conformisti e le convenzioni sociali ma accetto che tutti possano esprimere la propria libertà. Difendo i diritti civili, vorrei che la gente fosse meno qualunquista e superficiale. A volte mi sento così elitario che mi sorprendo di avere degli amici. Quando posso attraverso l'oceano, il Sudamerica nel cuore. Prima o poi virerò a destra.

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