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Michel “le Roi” Platini

La magia senza trucchi, così mi piaceva ricordare, ma ancora oggi ricordo così Monsieur Michel Platini, detto Le Roi. Nel 1982 mi affaccio al calcio, anche grazie a lui. Per un italiano forse è strano dire questo, proprio nell’estate del 1982 dove l’Italia si laurea Campione del mondo. Fantastica quell’estate. Avevo sette anni e c’era un caldo incredibile. Come tutti gli italiani rimasi ubriacato dalle prodezze azzurre. Ma oltre che dal blocco juventino rimasi folgorato da quel dieci francese con la maglia blu. Platini, qualcuno mi disse, si chiama Platini. Fu lui che mi avvicinò al mondo del pallone e tifare Juve fu la normale conseguenza. Dopo quel mondiale Platini prese la strada di Torino quasi per caso. Forse rischiavo di tifare un’altra squadra, rischio dovuto. Auguri Michel!

Ho giocato nel Nancy perché era la mia città e la migliore della Lorena, nel Saint-Étienne perché era la migliore in Francia e nella Juventus perché è la migliore al mondo.

Di lui hanno scritto in tanti, riporto il pensiero di Eduardo Galeano grande scrittore uruguayano scomparso di recente.

“Platini fu la sintesi del miglior calcio francese: riuniva la capacità offensiva di Justo Fontaine, che nel mondiale del 1958 aveva segnato 13 gol, un record mai superato, e la mobilità e l’astuzia di Raymond Kopa. Platini non soltanto offriva, in ogni gara, un recital di gol da illusionista, di quelli che non possono essere veri, ma incantava il pubblico con la sua capacità di organizzare il gioco di tutta la squadra. Sotto la sua direzione, la nazionale francese esibiva un calcio armonioso, ben costruito a da godersi passo dopo passo, man mano che la giocata cresceva: tutto il contrario delle grandi ammucchiate a centrocampo, attacco in massa e che Dio ce la mandi buona.”

Splendori e miserie del gioco del calcio – Eduardo Galeano – 1996

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