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Voglio andare in Bielorussia

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russia ukraina - foto di Francesca Mannocchi

Da un po’ di tempo ho in mente di andare a visitare la Bielorussia. Ma anche la Russia e le altre ex repubbliche socialiste sovietiche. Mi affascina vedere da vicino come si possa vivere ancora sotto una dittatura. Spero sia possibile al più presto. Intanto però un nuovo conflitto scoppiato in Europa me lo impedisce.

Ma questa è l’offensiva finale. Infatti il conflitto è nato almeno otto anni fa. Otto anni di guerra civile in Ucraina dal 2014. Un conflitto che ha decretato quasi inevitabilmente che il futuro dell’Ucraina sarà in Europa. Ma non è della stessa idea Putin, né lo era otto anni fa, né lo è adesso. E così dopo due anni di pandemia, quasi alla fine della stessa ci mancava solo la guerra vicino casa nostra. I telegiornali parlano di attacchi, di invasioni, di minoranze, di massacri, di bombe, carrarmati, missili e poi anche di profughi in fuga, lunghe file di auto fuori dalle città ucraine attaccate. Ma non è un film. La gente a Kiev si rifugia nella metropolitana o nei bunker. Già tanti morti civili, tanti bambini, come sempre in questi casi. Putin ha lanciato l’offensiva e ha minacciato chiunque avesse osato interferire contro l’azione militare russa. Le immagini terrificanti e pure altri divertenti con carrarmati a corto di carburante o addirittura rubati da contadini ucraini. Qualcuno in una piazza cerca di fermare i carrarmati entrati in città. Ci sono persino i prigionieri russi che comunicano con le proprie famiglie. Si vedono le proteste in tutto il mondo da parte degli ucraini emigrati ma ci sono anche le proteste dei russi in patria che non vogliono la guerra, con inevitabili arresti. Si considerano fratelli giustamente. In Russia un sondaggio dice che il 60% è contrario a questa guerra. L’opinione pubblica si spacca in Italia, come sempre. Però è bene ricordare che qui c’è un’invasione in un paese sovrano e indipendente dal 1991 e dove la componente del popolo è formata da un 73% ucraino e da un 22% russo. Intanto in Russia più di sei mila arresti in pochi giorni. Una nuova legge russa decreta che si rischiano fino a quindici anni di prigione se si diffondono notizie false su questa guerra.

Ma come nasce il conflitto?

Il conflitto russo-ucraino nasce da quel febbraio 2014 quando il governo filo-russo in carica delll’Ucraina presieduto dal Presidente Yanukovic, aveva stipulato un accordo commerciale con l’Unione europea. Questo accordo sarebbe stata la base in seguito di una possibile entrata dell’Ucraina nell’Unione europea. Sembra tutto fatto quando il presidente Yanukovic ci ripensa, con Putin che compra 15 milioni di dollari di titoli di credito ucraini. La conseguenza è un periodo di proteste che sfociano con uccisioni dei manifestanti. Yanukovic viene costretto a scappare. E pure il ministro dell’interno Zacharchenko venne esautorato dei suoi poteri per l’uso indiscriminato della forza contro i manifestanti in piazza. Il parlamento dà l’incarico di presidente della nazione ad interim a Turcynov. Ovviamente Mosca non riconosce il nuovo governo ad interim. Si dice ci siano gli americani dietro a tutto questo. Putin annette la Crimea con un referendum un po’ farlocco e accende gli animi dei separatisti filorussi nel Donbass, regione sud-orientale che il 21 febbraio del 2014 hanno provveduto con un referendum, anche questo più che discutibile, a far nascere le due repubbliche indipendenti di Donetsk e Lugansk. Il conflitto, in otto anni ha provocato circa 14 mila morti fra entrambe le parti. Questo il contesto in cui nasce la nuova offensiva di Putin.

Si dice che il problema di Putin fosse il fatto che l’Ucraina potesse entrare nella Nato o nella UE. Mi sembra un pretesto per occupare tutta l’Ucraina, storicamente regione, impropriamente “Stato federato” dell’Unione Sovietica. Infatti la Russia confina già con le tre repubbliche baltiche che fanno già parte della Nato e sono pure nella Ue e nell’euro zona. Se Putin pensa ai confini al tempo dello Zar, non sorprende la sua esplicita minaccia nei confronti di Svezia e Finlandia, che anche loro già sono facenti parte della UE. La Finlandia ha pure l’euro. Oggi le generazioni più giovani spingono l’Ucraina verso l’Europa. Questo è un dato di fatto. Ma Putin ritiene che il suo paese abbia un diritto storico sull’Ucraina che viene vista come la perdita più dolorosa nel crollo dell’Unione sovietica. Ma forse ciò che ha accelerato l’offensiva russa è stato il fatto che l’Ucraina nello scorso settembre ha approvato una legge che proibisce a 13 oligarchi di possedere dei media per influenzare la politica, colpendo direttamente l’amico di Putin Viktor Medvedchuck, che oltre alla sua attività di petroliere, è anche il leader del principale partito filorusso d’Ucraina, ed è proprietario di un impero televisivo attraverso il quale diffondeva la propaganda di Mosca e influenzava la politica ucraina. Fatto sta che dopo il suo arresto, Putin ha cominciato ad ammassare truppe al confine: per Putin questa era già una prova del fatto che l’Ucraina si stava avvicinando sempre più al mondo occidentale e alla Nato. Sin dal 2008, e prima dell’insediamento del governo filo-occidentale non riconosciuto da Putin, Kiev stava provando ad entrare nella Nato. Ma c’erano già e sussistono anche oggi seri e chiari ostacoli alla sua entrata. Innanzitutto la corruzione dilagante e poi le riforme politiche da intraprendere. L’ingresso dell’Ucraina nella Nato, per Putin, verrebbe considerato come una dichiarazione esplicita di guerra, anche se Mosca non può avere un potere di veto in merito. L’Ucraina invece insiste nel volere un termine entro cui l’entrata diventerebbe certa. Ma anche il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden ha affermato che non ci sono le condizioni affinché l’Ucraina possa far parte della Nato in tempi brevi. Sembrerebbe un discorso chiuso allora. Ma allora perché l’invasione dell’Ucraina?

L’invasione russa ha avuto certamente il merito di convincere un po’ di più la Finlandia che proprio in questi giorni sta discutendo nel proprio parlamento la possibile entrata nella Nato. Intanto la guerra non si ferma. In Italia solite polemiche fra chi pensa di non fare nulla, in genere i partiti di sinistra (quelli della resistenza) e chi invece non intende girarsi dall’altra parte e vuole contribuire alla resistenza ucraina inviando armamenti. Il massimo della nostra ingerenza in questo momento. La risposta della Russia sarà tremenda, come ci ha voluto tranquillizzare il nostro Vladimir che poco prima dell’inizio dell’operazione militare così chiamata da lui, ha riconosciuto le due repubbliche di Donetsk e Lugansk. Putin non si è interessato del fatto che l’Ucraina è uno Stato sovrano e indipendente dal 1991 e che il presidente ucraino Zelensky è stato eletto democraticamente. “L’Ucraina moderna è una creazione dell’Urss.” Così ha detto Putin oltre a sostenere di volerla denazificare da quei drogati che la governano. Questo perché ed è ormai notizia nota a tutti, nell’esercito ucraino si trovano delle frange che simpatizzano per idee neo naziste, anche se il Presidente Zelensky è ebreo e la sua famiglia è stata deportata in campi di concentramento. Ma è assurdo dire che tutto l’esercito e il governo siano filo-nazisti. Putin aveva già attaccato la Cecenia nel 1999, la Georgia nel 2008 e la stessa Ucraina nel 2014. Ed è quello del blitz della scuola di Breslan dove furono uccisi tanti bambini che erano stati presi ostaggio da terroristi ceceni. Lo spirito guerriero e guerrafondaio di Putin è già stato dimostrato negli anni. Sul fatto che entrambi i popoli, quello russo e quello ucraino discendano da tribù slave, baltiche e finniche, che nel nono secolo crearono un’entità monarchica che comprendeva parte dell’attuale territorio ucraino, bielorusso e russo, ormai non è più un mistero. Kiev, venne fondata centinaia di anni prima di Mosca e Lenin quando fonda l’Unione delle repubbliche socialiste sovietiche, non crea uno Stato ucraino indipendente. La lingua ucraina viene addirittura vietata. Putin riesce pure a colpevolizzare Gorbaciov per avere dato l’indipendenza agli ucraini, definendola una follia ma sono stati gli ucraini a prendersi l’indipendenza e creare il proprio Stato nell’estate del 1991 quando ci fu la dichiarazione ufficiale della nascita dell’Ucraina come Stato indipendente dall’URSS. Il 1° dicembre sempre del 1991 gli elettori approvarono un referendum che sanciva l’indipendenza dell’Ucraina. Non fu quindi un errore storico come ha affermato Putin ma una volontà democratica del popolo ucraino, una volontà che l’Unione sovietica o quello che ne rimase di essa, si impegnò a rispettare a condizione che l’Ucraina cedesse il suo arsenale nucleare.

Quali i possibili scenari a questa offensiva militare russa?

Putin mira ad occupare tutta l’Ucraina. Un governo filo-russo a Kiev risolverebbe il problema e in questo momento sembra l’opzione più semplice. Anche se l’esercito ucraino non mollerà così facilmente ma questo sembra essere il suo destino. Con un governo fantoccio poi nascerà un terrorismo ucraino quasi certamente. Ma ci sono altre possibili soluzioni. Un’eventuale quanto improbabile caduta di Putin con un golpe orchestrato da qualcuno in patria. Soluzione questa, avvantaggiata dalle numerose sanzioni che potrebbero abbattere economicamente il regime russo. Per Putin questa sarebbe dovuta essere un‘operazione militare di pochi giorni o settimane. La guerra costa, pure a Putin e ai suoi amici oligarchi. Opzione molto difficile ma non impossibile. Una terza possibile soluzione sarebbe di dividere l’Ucraina in due zone di influenza come ai tempi della Germania Est. Questa soluzione ci farebbe ritornare indietro di più di cinquant’anni, da quell’agosto del 1961 quando venne costruito il muro di Berlino. Ancora una volta non abbiamo capito il nostro passato. E di fronte ad una possibile guerra nucleare, l’Europa ancora per molti, troppi aspetti confederale non è riuscita a fare quel passo in avanti, costruendo uno Stato europeo, democratico, su base federale che avesse una politica estera e di difesa comune e che certamente avrebbe scongiurato un nuovo conflitto.

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