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CITTÀ DEL VATICANO – È morto la notte scorsa all’ospedale romano di San Carlo di Nancy il cardinale Pio Laghi, diplomatico Vaticano di rango. Il porporato, 86 anni non ancora compiuti, è morto per una malattia ematologica che lo ha portato ad una insufficienza cardio-vascolare. Laghi, cardinale dal 1991, è stato delegato apostolico in Terra Santa all’epoca delle guerra dei tre giorni e amico personale di Golda Meir, dal ’76 all’ ’80 è stato nunzio in Argentina e poi fino al ’90 nella sede diplomatica vaticana a Washington, prima come delegato apostolico e negli ultimi sei anni, dopo l’allacciamento delle relazioni diplomatiche, come primo nunzio presso l’amministrazione statunitense. Dal ’90 al ’99 è stato prefetto delle congregazione per l’educazione cattolica.

La camera ardente è stata allestita nell’ospedale San Carlo di Nancy e da lunedì verrà trasferita in Vaticano. I funerali saranno celebrati martedì alle 11 in San Pietro dal decano del collegio cardinalizio, Angelo Sodano, e per la liturgia delle esequie giungerà anche il Papa. Tre giorni fa il cardinale Laghi aveva ricevuto la visita del segretario del Papa mons. Georg Gaenswein. Benchè malato il cardinale Laghi aveva voluto partecipare lo scorso dicembre all’udienza della Curia con il Papa per lo scambio degli auguri di Natale.

Pio Laghi, si trovò in argentina nel periodo più caldo di quel paese. Dal ’76 infatti il regime del generale Jorge Videla prese il potere insieme ai suoi amici fidati e rovesciò l’Argentina intera. Chi non era d’accordo veniva prelevato nella proprio casa, di solito di notte o mattina presto da una squadra detta Las Patotas, che erano poliziotti in borghese, che con atteggiamento di disprezzo li caricavano sulle loro Ford Falcon di colore verde senza targa.

Pio Laghi era presente nei campi di concentramento.

Secondo le Madri, nel corso della sua permanenza in Argentina con la carica di Nunzio apostolico, mons. Pio Laghi – così si legge nella denuncia – «collaborò attivamente con i membri sanguinari della dittatura militare e portò avanti personalmente una campagna volta ad occultare tanto verso l’interno quanto verso l’esterno del Paese l’orrore, la morte e la distruzione. Monsignor Pio Laghi lavorò attivamente smentendo le innumerevoli denunce dei familiari delle vittime del terrorismo di Stato e i rapporti di organizzazioni nazionali e internazionali per i diritti umani».

Questa l’accusa principale e queste, secondo le Madri, le gravi responsabilità di mons. Laghi. Ma, scrivono nella loro denuncia, fu anche colpevole «di aver messo a tacere le denunce internazionali sulla sparizione di più di trenta sacerdoti e sulla morte di vescovi cattolici. Pio Laghi provvide, con i membri dell’episcopato argentino, alla nomina di cappellani militari, della polizia e delle carceri che garantissero il silenzio sulle esecuzioni, le torture e gli stupri cui assistevano. Questi cappellani avevano l’obbligo non solo di confortare spiritualmente gli autori dei genocidi e i torturatori, ma anche, tramite la confessione, di collaborare con l’esercito estorcendo informazioni ai detenuti».

María Ignacia Cercos de Delgado, moglie del giornalista Julián Delgado, scomparso nel giugno 1978, ha affermato: «Il Nunzio apostolico Pio Laghi era a conoscenza di tutto quello che accadeva nella Scuola di Meccanica della Marina, poteva verificare i nomi dei sequestrati lì trattenuti e il comandante in capo della Marina, Armando Lambruschini, lo consultò se dovesse lasciare in vita un gruppo di 40 detenuti – scomparsi che aveva ricevuto, quando aveva assunto l’incarico, dal precedente Comandante della Marina, Emilio Eduardo Massera».

E adesso che abbia corso la giustizia divina. AMEN!

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