No Borders

Lisboa non è un paese per vecchi

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Ecco Lisboa, Lisbona per noi del “bel paese”. Quello che mi dicevano si è materializzato. Lisboa è molto viva di giorno e di notte e anche di più.

Intanto il mio alloggio è un po’ fuori dal centro quindi si cammina tanto. Ecco il vero problema. Se fosse una città in pianura non sarebbe un problema per le mie piccole gambe da quasi atleta, ma Lisboa, sale e scende, più o meno come il bacalhau con cipolla che ho mangiato oggi in un ristorante filippino. Non è proprio una città per vecchi ma lo è sicuramente per giovani. A Lisboa si sale e si scende come se si fosse sulle montagne russe e forse per questo qui bevono tutti o quasi per mantenersi energici. Biciclette ovviamente se ne vedono poche. I trasporti pubblici funzionano perfettamente, con bus e i tram qui chiamati Electricos, di cui il più turistico di tutti è il n° 28. La prima cosa che ti dicono di Lisbona è che non puoi non prendere il n°28. E quindi ancora non l’ho preso.
Ho girato un po’ e forse anche troppo, dalla Baxia al quartiere Alfama e come in Brasile ma anche a Porto, mi sono imbattuto in palazzi bellissimi abbandonati e lasciati in balia del tempo che scorre.
Di giorno in agosto c’è tanto caldo e la mancanza dell’oceano da questa parte del centro si fa sentire. Il solo fiume Tejo non basta, almeno di giorno a raffreddare l’aria di Lisboa. Nel tardo pomeriggio invece, c’è sempre un leggero venticello fresco.
Dopo essermi incontrato con amiche, andiamo al Miradouro de Santa Catarina dove si apprezza Lisboa dall’alto e il fiume Tejo che per quanto è largo sembra davvero un mare. Qui la birra scorre a fiumi, e non solo per il Tejo.
 
Ma dove mangiare? A Lisboa esistono molti ristoranti clandestini. Si va in un appartamento che invece di avere la stanza da letto ha la stanza da pranzo. Cose portoghesi. Di clandestino mi ricordavo solamente il supermercato della zia Maria a Palermo, che teneva dentro l’armadio quantità infinite di confezioni di pasta, e vari condimenti. Un vero supermercato “a parti ‘i casa”.
Questo ristorante invece, gestito da cinesi, è ancora più sfacciato nella sua clandestinità. Situato in una zona di cinesi e asiatici vari, di fronte ad un vero ristorante, legale, che sicuramente saprà della presenza di questo ristorante in nero, è un continuo via vai di gente. Alla faccia del fisco portoghese.
Ti fanno accomodare, ti danno il menu, la matita e un foglio dove fare già il conto di ciò che vuoi mangiare. Scegliamo melanzane in salsa piccante con riso e poi insalata credo con patate.
Le melanzane eccellenti. Piccanti al punto giusto.
I cinesi quando si tratta di fare affari non sono secondi a nessuno, ma è la mentalità portoghese che fa la differenza, molto simile a quella del meridionale italiano. Vedrei benissimo un ristorante clandestino gestito da palermitani o napoletani. Magari esistono ed io non so niente.
Vicino a Piazza Rossio, in pieno centro, una piccola tavernetta vende un po’ di liquore. Un liquore dolciastro. Si chiama Ginginha ed è molto popolare a Lisbona, a base di amarene. Così chiudo la mia serata, dopo dodici ore in giro, posso anche andare a dormire. A Lisboa si cammina tanto. Mi aspettano altri venti minuti a piedi. Intanto domenica pensavo di andare a Cascais, se l’incendio lo permette e poi visitare qualche altro quartiere.
 
Boa Noite..

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