Negli
ultimi anni cinquanta, in Uruguay, la crisi economica si fece
sentire pesantemente.
Inflazione e disoccupazione aumentarono fino ad assumere dimensioni
preoccupanti, e le condizioni di vita dei lavoratori uruguayani
si deteriorarono decisamente. Questa crisi dell'economia portò
a scontri e guerriglie urbane, guidate dal movimento di estrema
sinistra dei Tupamaros.
Nel 1965 la svalutazione monetaria causò proteste e agitazioni,
ma il tutto fu sedato dal governo dei blancos. Il seguente governo
colorado, condotto da Óscar Diego Gestido,
cercò di migliorare la situazione economica ponendo un
freno all'inflazione, ma senza successo; dopo la morte di Gestido
nel 1967 cominciò il governo di Jorge Pacheco Areco, che
suscitò dure proteste a causa del suo orientamento molto
conservatore.
La
crisi generale dello stato si fece sempre più preoccupante:
con misure varie il governo Areco provò a limitare le azioni
di rivolta, specie quelle dei Tupamaros, tuttavia gli scontri
e le violenze non parvero cessare. Nel 1971 andò al governo
un colorado, Juan Maria Bordaberry, deciso a
fermare i Tupamaros. Per far questo dovette contare sull'esercito
e per reprimere le rivolte si ricorse nel 1972 a parecchi arresti.
Il 27 giugno 1973 Bordaberry guidò un colpo di stato militare
non violento. Sciolto il parlamento e ottenuto il supporto di
una giunta militare, il dittatore represse le proteste, fomentate
soprattutto da sindacati e studenti, e mise fuori legge i partiti
di sinistra. L'economia continuò a peggiorare, anche perché
l'apparato militare in questo periodo assorbì la metà
delle spese statali. I Tupamaros furono isolati nelle prigioni
e sottoposti ad atti di tortura.
Nel
1976 Bordaberry fu destituito a sua volta da un golpe dei militari,
che però rimasero al potere occupando incarichi politici
e conservando il regime. Egli fu sostituito da Alberto
Demicheli prima e Aparicio Méndez
poi, quest'ultimo scelto dalla giunta militare al potere. Ma il
clima interno non cambiò. Dal 1976 il regime incominciò
a volgere al termine, un chiaro segno fu la sconfitta nel 1980
al referendum sulla modifica della costituzione: il 57,2% dei
voti furono contrari. Questo dimostrava l'impopolarità
del governo militare, accentuata dalle difficili condizioni economiche.
Negli
anni della giunta militare molti furono i migranti, il cui numero
col tempo aumentò in modo impressionante. Gli uruguayani
incominciarono a cercare asilo politico in vari paesi del mondo.
Nel 1981 Gregorio Álvarez salì
alla presidenza, ma anche questo cambio non determinò una
ripresa del regime, sempre più pericolante: e nel 1984,
dopo una protesta generale durata 24 ore, i militari annunciarono
il ritorno del potere ai civili.
Per
quello stesso anno si indissero elezioni nazionali, vinte dal
candidato dei Colorados Julio María Sanguinetti,
presidente dal 1985 al 1990. Il suo governo fu di unità
nazionale e volto alla ricostruzione del paese. La presidenza
Sanguinetti promosse importanti riforme economiche e consolidò
il processo di democratizzazione dell'Uruguay, ma non mancarono
delle ombre: il presidente fece approvare l'amnistia per le violazioni
dei diritti umani perpetrate dai militari durante la dittatura.
Questo provocò una frattura con la sinistra, che propose
di cancellare l'amnistia. Le riforme di Sanguinetti stabilizzarono
l'economia, che cominciò a crescere. Le elezioni del 1989
furono vinte dai Blancos, che rimasero alla presidenza fino al
1995 con il loro candidato Luis Alberto Lacalle, sotto il quale
l'economia crebbe a ritmo accelerato ma con l'opposizione da parte
della popolazione riguardo alcune misure di privatizzazione. E
così nel 1995 Sanguinetti uscì vincitore alle urne.
Il suo secondo mandato agì soprattutto su temi delicati
come la sicurezza sociale, l'istruzione e il sistema elettorale,
insieme al miglioramento della qualità della vita e delle
condizioni economiche.
Le
elezioni del 1999 sancirono nuovamente la vittoria dei Colorados,
uniti ai Blancos, portando alla presidenza il candidato Jorge
Batlle; uscì sconfitto Tabaré Vázquez,
il candidato del Fronte ampio, la coalizione di sinistra. Tuttavia
questo nuovo mandato fu caratterizzato da recessione economica
incertezza sul futuro. Inoltre, l'alleanza con i Blancos mostrò
ben presto segni di cedimento. Alle ultime elezioni del 2004 il
Fronte ampio è riuscito per la prima volta a vincere, e
Vázquez è diventato presidente. Il nuovo governo
è impegnato nel risolvere i problemi economici del paese,
ed è intenzionato a non seguire più la linea dell'impunità
verso gli esponenti della dittatura militare, come fatto dai governi
precedenti. Ne è una dimostrazione l'arresto di Gregorio
Álvarez, incriminato per la sparizione di trenta oppositori
politici, uccisi nel 1978, quando era comandante in capo dell'esercito.
(fonte:
wikipedia, web)