Tale
unione si irrobustì in stretta correlazione all'ascesa
in Uruguay del potere militare, che approdò a una famigerata
dittatura repressiva nel 1973 e 1974. Esso cominciò con
l'attività di rapina alle banche, con l'attacco ai circoli
e ad altre attività imprenditoriali ai primi degli anni
Sessanta, cui seguiva la distribuzione ai poveri di Montevideo
del cibo e dei soldi così rubati. Esso assunse il motto
"Il mondo ci divide; l'azione ci unisce".
La
sinistra parlamentare, soprattutto il Partito Comunista dell'Uruguay,
si espresse inizialmente circa i Tupamaros in duri termini ma
dovette presto mutare atteggiamento e rassegnarsi a convivere
con il movimento a causa della forte crescita di questo dopo il
1968, sia a Montevideo sia nel Paese tutto. Non se ne conosce
esattamente la consistenza numerica durante tutto il periodo di
tempo in cui il movimento fu attivo nel corso della dittatura
militare. Le fonti storiche parlano di cifre approssimative, che
vanno dalle 6.000 alle 10.000 persone.
All'inizio
si astenne da azioni armati e dalla violenza; miravano a chiarire
sempre di essere un movimento politico e non guerrigliero; l'eventuale
uso della violenza sarebbe avvenuto in base alla strategia e alle
possibilità di successo. Nel giugno 1968, il Presidente
Jorge Pacheco, nel tentativo di sopprimere l'agitazione che scuoteva
il mondo sindacale, proclamò lo stato d'emergenza e annullò
ogni garanzia costituzionale. Il governo imprigionò i dissidenti
politici, fece ricorso alla tortura nel corso degli interrogatori
di polizia e represse con brutalità le dimostrazioni di
protesta. Il movimento Tupamaro s'impegnò allora in azioni
di sequestro politico, "propaganda armata" e omicidi.
Di particolare risonanza furono i rapimenti del potente manager
bancario Pereyra Rebervel e dell'ambasciatore britannico in Uruguay,
Geoffrey Jackson, come pure l'assassinio di Dan Mitrione, l'agente
dell'FBI accusato di aver insegnato tecniche di tortura alle forze
di polizia in vari paesi latino-americani. Pereyra Rebervel era
un amico intimo del Presidente Jorge Pacheco ed era particolarmente
impopolare per aver ucciso una volta uno strillone per aver venduto
un foglio che lo attaccava. Fu rilasciato quattro giorni più
tardi, illeso ma un po' più grasso.L'acme del movimento
Tupamaro si ebbe nel 1970 e nel 1971. Durante questo periodo esso
fece grande ricorso al suo Cárcel del Pueblo (ossia Carcere
del Popolo) in cui esso tenne prigionieri quanti erano sequestrati,
sottoponendoli a interrogatori, senza tuttavia ricorre alla tortura,
prima di rendere di pubblico dominio i risultati di tali interrogatori.
Nel 1971 più di 100 Tupamaros arrestati fuggirono dal carcere
di Punta Carretas. Nello stesso anno, in un episodio poco chiaro,
Pascasio Báez, un lavoratore rurale che per caso aveva
scoperto uno dei loro nascondigli fu ucciso.
Nondimeno
il movimento fu intralciato da una serie di avvenimenti, fra cui
alcuni suoi rilevanti passi falsi strategici, il tradimento di
uno dei suoi più importanti dirigenti, Héctor Amodio
Pérez, nonché la controffensiva dell'esercito uruguayano
e delle forze di polizia, al cui interno s'era organizzato il
famigerato Escuadrón de la Muerte (Squadrone della Morte),
composto da ufficiali di polizia cui furono concessi ampi poteri
per combattere i Tupamaros.
Con
le forze di polizia, addestrate dallo statunitense Office of Public
Safety (OPS), i militari uruguayani dettero il via a una sanguinosa
campagna di arresti di massa e di "eliminazioni" mirate
che ebbero come effetto la dispersione di quei guerriglieri che
non erano stati uccisi o arrestati. Il loro uso della tortura
fu particolarmente raccapricciante, e dal 1972 il MLN cominciò
ad essere severamente indebolito. I suoi principali esponenti
furono incarcerati in condizioni terribili per i successivi 12
anni.
Malgrado
la minacciosità del MLN fosse notevolmente scemata, il
governo civile di Juan María Bordaberry, senza alcun sostegno
politico da parte del suo partito (il Partido Colorado) si piegò
alle pressioni delle forze armate uruguayane e cedette di fatto
il controllo governativo ai militari nel luglio 1973 in una sorta
di colpo di Stato senza spargimento di sangue che condusse a una
repressione ancora più violenta contro la popolazione e
alla soppressione di tutti i partiti politici. Il mese seguente,
i Tupamaros formarono la Giunta Coordinata Rivoluzionaria con
altri gruppi della sinistra politica che conducevano azioni di
guerriglia urbana nel cosiddetto Cono Meridionale. L'anno seguente,
vari regimi dittatoriali sud-americani risposero con una solidale
campagna internazionale di contro-guerriglia nota come Operazione
Condor.Dal 1973 al 1985.
I militari catturarono i dirigenti tupamaros Raúl Sendic,
Eleuterio Fernández Huidobro, Mauricio Rosencof, José
Mujica, Adolfo Wasem, Julio Marenales, Henry Engler, Jorge Manera
e Jorge Zabalza, che furono incarcerati in condizioni di bestiale
inumanità, di continua tortura, cercando di impedir loro
qualsiasi comunicazione (provata in seguito da organismi neutrali
come la Croce Rossa Internazionale) e sotto la minaccia di esecuzione
nel caso una qualsiasi azione fosse stata portata a compimento
dal MLN-T, di qualsiasi natura essa fosse (il che dimostrerebbe
che gli incarcerati riuscivano in qualche maniera a comunicare
con l'esterno).
In
esilio, i Tupamaros si mantennero in atteggiamento sostanzialmente
passivo e non organizzarono o parteciparono ad azioni esterne
al territorio uruguaiano, sebbene partecipassero a diverse campagne
di denuncia contro l'operato dei militari. |