Dopo
le elezioni tenutesi nel 1972, al governo il candidato governativo scelto
dai militari fu il colonnello Molina: la violenta contestazione dei
risultati elettorali da parte dell'opposizione si espresse nel tentativo
di un colpo di stato, spezzato e represso dall'esercito. Cinque anni
dopo fu eletto nuovamente il candidato governativo, stavolta il generale
Romero, il quale con il suo frequente uso della forza e della repressione
mosse verso la lotta armata gli oppositori, che lo destituirono nell'ottobre
1979 con un altro colpo di stato, questa volta riuscito. La nuova giunta
creatasi fu mista, poiché formata da militari e civili, tra i
quali, mediante concessioni e garanzie, cominciò finalmente il
dialogo. Questo fu però interrotto pochi giorni dopo la destituzione
di Romero, il 18 ottobre, in seguito ad una strage commessa dall'esercito
nell'atto di disperdere una folta folla di manifestanti.
I civili abbandonarono la giunta meno alcuni democristiani, con a capo
José Napoleon Duarte, che tenne in piedi la giunta stessa con
i militari. L'opposizione si riunì nel Fronte democratico rivoluzionario,
mentre il 12 dicembre 1980 Duarte divenne presidente. Le questioni interne
si fecero sempre più gravi e il presidente chiese aiuto agli
Stati Uniti, ottenendo il sostegno dell'allora presidente Ronald Reagan,
che incitò Guatemala e Honduras a lottare contro i gruppi comunisti.
L'opposizione chiese nel 1982 la pacificazione e la formazione di un'assemblea
costituente, e sia la Chiesa sia l'ONU appoggiarono queste richieste,
ma gli USA si opposero fermamente alla normalizzazione in questo senso
sostenendo Duarte. La situazione peggiorò ulteriormente con la
vittoria alle elezioni del 1982, boicottate dalla sinistra, del maggiore
Roberto D'Aubuisson, di estrema destra. Il 13 marzo del 1983 venne uccisa
dalle forze armate la presidentessa della Commissione dei diritti umani,
Marianella Garcia Villas, in un'area di conflitto dove si era recata
per documentare l'uso di armi chimiche da parte dell'esercito, e assassinata
dopo essere stata torturata. Il brutale assassinio sconvolse l'opinione
pubblica internazionale, mettendo in luce la grave situazione del paese
centro americano.
Le
mediazioni della Chiesa fallirono e gli Stati Uniti entrarono in modo
frequente e visibile nelle questioni interne del Salvador, favorendo
il ritorno alla presidenza di Duarte nel 1984. Duarte comprese l'indispensabilità
del dialogo con la guerriglia, e i colloqui ripresero con un importantissimo
incontro a La Palma tra il premier e l'opposizione. La destra bloccò
tutto in Parlamento. Quattro anni dopo la situazione precipitò
quando vinse le elezioni amministrative D'Aubuisson, tra l'altro accusato
dell'omicidio dell'arcivescovo Oscar Romero, e in più Duarte
fu costretto a recarsi negli Stati Uniti per delle cure per le sue precarie
condizioni di salute, lasciando così i poteri.
La Democrazia Cristiana andò in crisi e lasciò libero
spazio al partito di D'Aubuisson, l'ARENA, che si aggiudicò la
vittoria col suo nuovo candidato Alfredo Cristiani. Egli si dimostrò
inaspettatamente conciliante, furono avviati per l'ennesima volta dei
negoziati, che però vennero ancora una volta interrotti a causa
dell'uccisione di alcuni sindacalisti, da parte di militanti della destra
estrema. In seguito a ciò, la guerriglia scatenò una terribile
offensiva. Le trattative ricominciarono a Ginevra nel 1990 e l'anno
dopo fu finalmente ammessa anche l'opposizione alle elezioni presidenziali.
Vinse Cristiani, il quale continuò sulla strada del dialogo,
anche perché il paese era stremato da un conflitto civile che
era costato almeno 80.000 vite umane. Il 1º gennaio 1992 terminò
ufficialmente la guerra civile ad El Salvador.