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La dittatura in Brasile. Da Vargas ai gorillas

Tra il 1900 e il 1930, il Brasile attraversò un periodo di drammatici cambiamenti sociali, anche a causa del vasto numero di immigranti giunti dall'Europa. Alla fine della prima guerra mondiale, alla quale il Brasile partecipò (fu l'unico paese dell'America latina), sorsero nuovi problemi economici. Movimenti militari furono protagonisti di un tentato colpo di stato nel 1922 ma ci fu anche una tentata rivolta a São Paulo nel 1924, repressi duramente dal governo federale. Il malcontento nelle caserme era sempre più crescente, fomentato da un gruppo di di funzionari che furono noti come tenentes (tenenti). Questi ufficiali, appartenevano all'emergente ceto medio urbano. La crisi politica raggiunse l'apice in seguito alle elezioni del 1930, che videro la vittoria di Júlio Prestes, nonostante le masse cittadine si fossero mobilitate in favore del candidato dell'opposizione Getúlio Vargas, governatore dello stato di Rio Grande do Sul. Lopposizione si rifiutò di accettare il risultato elettorale e sostenuta dai militari, scoppiò una rivolta a Minas Gerais, a Rio Grande do Sul e nel Nord-Est. In due settimane l'esercito assunse il controllo del paese e dopo acver rovesciato Prestes, impose Vargas come nuovo presidente. La rapida ascesa al potere di Vargas, segnò un punto di rottura con il passato. Vargas, legato alle classi medie e povere, in pratica estromise le élites rurali, i baroni del caffé di São Paulo, i ricchi proprietari terrieri e gli intermediari politici della vecchia repubblica. Iniziò una politica populista e nazionalista che lo mantenne al centro della vita politica brasiliana per 25 anni. La chiave del suo successo, fu quello di ottenere il consenso delle masse cittadine utilizzando la legislazione del lavoro come arma principale: furono infatti approvate leggi a favore della previdenza sociale ed un minimo sindacale, ferie retribuite, aspettativa e assistenza medica.Nel 1937 con il pretesto di sventare un golpe comunista, sostenuto dall'esercito, sciolse il Congresso e promulgò una nuova costituzione che gli concedeva poteri dittatoriali. Con la seconda guerra mondiale , il Brasile inviò 25000 soldati in Europa al fianco degli Alleati. Le perdite furono leggere. Lo sforzo bellico servì a distrarre la gente e a diminuire la pressione su Vargas. Ma erano ormai gli ultimi giorni di potere per Vargas. Legalizzò i partiti politici nel vano tentativo di farsi ben volere, ma proprio l'esercito lo spodestò nel 1945 mettendo fine ad un potere di 15 anni.Successivamente venne eletto l'ex ministro della guerra di Vargas, il generale Dutra. Durante il suo mandato, fu approvata la nuova costituzione liberale. Nel 1950 Vargas tornò al potere, stavolta scelto dal popolo, introducendo misure di stampo nazionalista come la nazionalizzazione dell'industria petrolifera Petrobrás ma non riuscì a risollevare l'economia brasiliana e la corruzione del suo governo. Un attentato ai danni di un suo oppositore da parte del capo della guardia presidenziale provocò un pronunciamento militare in seguito al quale si uccide il 24 agosto 1954.

Successivamente a Vargas, due personalità si imposero all'attenzione pubblica: Juscelino Kubitschek da Minas e Jânio Quadros da São Paulo. Alle elezioni del 1955 vinse Kubitschek che promise di dare al paese quel progresso che era sfuggito negli anni precedenti. Ma soprattutto il nuovo presidente sembrava molto più interessato, rispetto ai suoi predecessori, alla crescita economica ed alla rapida industrializzazione del paese. Le grandi compagnie internazioni furono invitate a creare industrie automobilistiche in Brasile. I fondi dello stato furono impiegati per costruire strade, acciaierie e impianti idroelettrici, ma il progetto più grande fu la costruzione di Brasilia, la nuova capitale, in posizione più centrale, senza mare. I migliori architetti brasiliani si occuparono del progetto che prevedeva inoltre che gli impiegati statali si trasferissero a Brasilia da Rio de Janeiro, la vecchia capitale. Il 21 aprile del 1960, Kubitschek, inaugurò la sua capitale. Oltre a divenire il simbolo del dinamismo di Kubitschek, Brasilia, divenne anche una delle cause dello svuotamento dei fondi statali, che fecero crescere l'inflazione e la corruzione. Tutto a vantaggio dell'altro esponente politico, Jânio Quadros, che approfittò della situazione, promettendo di ripulire il paese dalla corruzione.Venne eletto presidente della Repubblica con l’appoggio dell’Unione Democratica Nazionale. Seguì una politica estera antiamericana e cercò l’appoggio dei progressisti: si avvicinò all’Unione Sovietica e rifiutò l'embargo di Cuba, inoltre decorò il guerrigliero comunista Che Guevara, il che fece rabbrividire l'esercito. Abbandonato dai partiti moderati e conservatori, delusi dalla sua condotta, disprezzato dall’opinione pubblica, attaccato dal giornalista Carlos Lacerda e osteggiato anche dal Congresso Nazionale (dove non disponeva di una maggioranza solida), si dimise il 25 agosto 1961, scaricando la responsabilità della crisi economica sul Congresso e lasciando una lettera-testamento in cui denunciava l’esistenza di “forze occulte terribili” a lui ostili.Il vicepresidente João Goulart (in viaggio ufficiale in Cina) non gli subentrò subito in carica per il veto dei ministri militari (il generale Odílio Denis, l’ammiraglio Sílvio Heck e il brigadiere Grüm Moss), perciò il 26 agosto fu nominato presidente della Repubblica il presidente della Camera dei deputati, Pascoal Ranieri Mazzilli. I militari, preoccupati dal possibile scoppio di una guerra civile, diedero il potere a Goulart che istituì un sistema di governo parlamentare, riducendo drasticamente i poteri del presidente. Ma nel 1963 con un plebiscito nazionale si ritornò al presidenzialismo e Goulart avviò un programma di populista e nazionalista che spostò il paese a sinistra. Annunciò riforme agrarie e sociali minacciando anche di nazionalizzare le aziende straniere. La sua politica trascurava però l'inflazione ed il costo della vita salì alle stelle. Sull'ondata del malcontento popolare, il 31 marzo 1964, l'esercito attò un colpo di stato incruento, screditando Goulart ed accusandolo di essere al servizio del comunismo internazionale. Inizia l'era dei gorillas, così definita la giunta militare segue

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