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La junta militar, el golpe, la represión, los desaparecidos, las madres y las abuelas de Plaza de Mayo


Videla, Massera, Agosti
Videla, Massera, Agosti

La Ford Falcon

La Ford Falcon

Le madri e le nonne di Plaza de Mayo

Le madri e le nonne di Plaza de Mayo

I giocatori argentini festeggiano la vittoria al mondiale 1978

I giocatori argentini festeggiano la vittoria al mondiale 1978

Escrache in azione

Escrache in azione


Jorge Carrascosa

Il 24 marzo 1976 il popolo argentino subì l'ennesimo colpo di stato. Il più dolce e immediato, il più duro e massacrante. La presidente Isabelita Peron, seconda moglie di Juan Peron, accusata di essere la responsabile del collasso economico del paese fu deposta e messa di fronte alla scelta tra l'arresto e l'esilio. Isabelita scelse l'esilio in Spagna.
A Buenos Aires intanto, la giunta militare appena insediata era formata da Jorge Rafael Videla, Emilio Eduardo Massera e Orlando Agosti, rispettivamente capo dell'esercito, della marina e dell'aviazione. Essa organizzò in modo capillare un sistema repressivo contro gli oppositori che sfociò nel più grande genocidio della storia argentina: circa trentamila persone, secondo le stime delle principali organizzazioni internazionali in difesa dei diritti umani, tra cui Amnesty International, persero la vita dopo aver subito feroci torture. Molti morirono, pochi furono rilasciati, moltissimi sono ancora desaparecidos ovvero scomparsi. Gli oppositori del regime militare avevano un'età eterogena. Venivano sequestarti i diciottenni, ma anche gente più adulta, interi nuclei familiari senza distinzione di sesso. In genere gli uomini venivano uccisi, raramente venivano rilasciati. Tutti venivano brutalmente torturati, le donne stuprate. Alle donne se erano in gravidanza venivano aiutate a partorie con la complicità di medici del regime, e poi venivano uccise. Il bambino che nasceva, veniva venduto alle famiglie dei militari che non potevano averne.

La reazione internazionale, inizialmente, fu debole ed attendista. La pubblica condanna internazionale sarebbe arrivata troppo tardi, quando ormai i presunti sovversivi erano stati annientati. Videla, ricordando con lucidità a quale condanna internazionale fosse stato sottoposto Pinochet, volle dare al suo regime un immagine di moderazione e legalità.
L’obiettivo dei militari argentini era quello di eliminare tutti i loro nemici in modo tale che, né in patria né all’estero si venisse a sapere che era in corso una mattanza di quelle proporzioni. Niente campi di concentramento negli stadi o immagini raccolte dai giornalisti e mostrate a tutto il mondo di prigionieri torturati e fucilati in massa, come in Cile. Ben più subdolo fu il sistema escogitato da Videla: sotto la facciata della normalità quotidiana, delle file davanti ai cinema, dei ristoranti pieni e della gente nei locali e in strada anche di notte, progettò la sparizione dei presunti sovversivi mediante incursioni notturne nei domicili delle vittime dei Grupos de Tareas, composti da militari in borghese. Las Patotas, così erano chiamate gli squadroni della morte, entravano nelle case dei cittadinini, accusati di essere contro il regime, e rapivano ragazzi che appartenevano ad aorganizzazioni sindacali o politiche. Simbolo degli squadroni della morte era la Ford Falcon di colore verde che non aveva targa.
Una figura scomoda per i militari argentini fu quella dell'ex vice console dell'Ambasciata italiana Enrico Calamai. La sua storia la raccontò nel suo libro uscito quasi vent'anni fa (Niente asilo politico).

Gli anni 1976 e 1977 furono anni difficili per gli argentini. Le persone che agli inizi del golpe inneggiavano alla vittoria, che esultavano per Videla, a poco a poco dovettero ricredersi quando i propri figli o i figli dei propri vicini o altri figli di altra gente scomparivano nel nulla. La ricerca nelle carceri non portava a nulla. La brutalità con la quale venivano sequestrati i montoneros (così erano chiamati i peronisti di sinistra, oppositori del regime militare)non lasciava più dubbi. L'argentina era caduta da sola nella mani della dittatura. Come Il Cile nel 1973, con meno rumore ma uguale atrocità. Iniziava così il dramma delle madri alla ricerca dei propri figli e delle nonne alla ricerca dei propri nipoti. Nacquero le associazioni che si misero alla ricerca dei desaparecidos. Las abuelas de Plaza de Mayo, chiamate così perchè fu proprio da Plaza de Mayo, piazza di fronte la Casa Rosada(sede del governo argentino), che iniziņ la protesta delle nonne e delle madri degli scomparsi, cominciarono la loro attività. Ogni giovedì le nonne con un fazzoletto bianco in testa si ritrovano in Plaza de Mayo e cominciano la loro protesta girando in torno alla piazza con la indifferenza degli argentini e gli insulti dei poliziotti che le controllavano a vista.

La dittatura andò avanti così. Superò ostacoli che potevano essere tali come i mondiali di calcio 1978, che paradossalmente diedero ancora più lustro al regime di Videla. Molti argentini erano inconsapevoli di ciò che succedeva nei sotterranei della città mentre Kempes e Ardiles si preparavano a vincere il mondiale non senza polemiche per alcune partite "facili". Lo stesso Kempes, cannoniere del mondiale dopo la finale vinta contro l'Olanda, in cui segnò una doppieta nei supplementari, rimase celebre perchè si rifiutò di salutare il Generale Videla. Proprio in quella manifestazione Joahn Cruiff(Olanda), Paul Breitner(Germania Ovest) ed anche il leader e capitano della albiceleste Jorge Carrascosa si rifiutarono di partecipare per via della dittatura.
Con il passare del tempo, di fronte all'impotenza di ottenere una giustizia immediata, nacque un'iniziativa quanto mai singolare. L'escrache!
L’ "escrache" è un metodo di denuncia che nasce all’interno dell’attività militante dell’ Associazione H.I.J.O.S (associazione dei figli dei desaperecidos della dittatura argentina ’76/’83).
Quando viene individuato un "repressore", protagonista o complice dei crimini e delle violazioni dei diritti umani durante la dittatura della Giunta Militare Argentina - che magari vive tranquillamente come un semplice ed onesto cittadino grazie alle leggi di amnistia (Punto Finale, Obbedienza dovuta) - la parola d’ordine è "se non c’è giustizia c’è escrache".
Si rendono pubblici e si denunciano gli scheletri nascosti nell’armadio della persona coinvolta, davanti al suo domicilio o al suo posto di lavoro, per far si che non si possano ignorare la sua storia e il suo curriculum all’interno della dittatura militare.
Il senso della escrache è proprio quello di condannare, con un sistema di particolare efficacia, quei soggetti che si sono resi responsabili dei crimini contro il popolo argentino durante la dittatura, per il resto della loro vita con manifestazioni periodiche. Viene anche "sporcata" con la vernice rossa l'abitazione della persona individuata a simboleggiare il sangue versato dai desaparecidos.

 
Video
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