Il
colpo di Stato di Augusto Pinochet in Cile e i desaparecidos cileni
Santiago del Chile, Palacio de la Moneda - 1986
Da
un estratto del documentario di Patricio Henriquez, trasmesso
in Messico su Canal 11, in Cile, nel 1986 sul finire della dittatura
Pinochet (1973-1990), viene descritta una delle pochissime ribellioni
del popolo cileno alla dittatura. Si canta di fronte al Palazzo
della Moneda canzoni di libertà. Un documento che esprime
con chiara evidenza la situazione di angoscia e di sottomissione
del popolo cileno di fronte ai carabineros, le forze dell'ordine
cilene. La paura che si legge sui volti della gente è impressionante.
A chi pensava che in Italia potesse esistere ai giorni nostri,
una situazione del genere, la visione di questo video, non può
che farlo ricredere. Oggi il Cile vive un periodo migliore anche
se alcune strutture del potere passato sono rimaste più
o meno le stesse. Il Cile non vuole dimenticare il suo passato
e tutti i popoli liberi di oggi dovrebbero conoscere la storia
affinchè non si ripetano più repressioni di questa
crudeltà.
Il
golpe cileno dell'11 settembre 1973 fu un evento fondamentale della
storia del Cile e della Guerra Fredda.
Il governo di Pinochet fu caratterizzato dalla soppressione sistematica
di tutta l'opposizione di sinistra. Le violenze peggiori occorsero
nei primi giorni successivi al colpo di stato, con il numero di
militanti di sinistra uccisi o "scomparsi" che raggiunse
presto le migliaia. Successivamente alla sconfitta di Pinochet nel
plebiscito del 1989, si scoprì che circa 3.000 persone erano
state uccise o fatte sparire dal regime, con diverse altre migliaia
che furono imprigionate e/o torturate. Mentre alcuni gruppi più
radicali, come il "Movimento della Sinistra Rivoluzionaria",
erano strenui sostenitori della rivoluzione marxista violenta, viene
universalmente accettato che la giunta bersagliò deliberatamente
anche gli oppositori politici non violenti. Il
Cile di Pinochet fu un partecipante chiave dell'Operazione Condor,
una campagna di assassini e raccolta di informazioni, spacciata
per controterrorismo, condotta congiuntamente dai servizi di sicurezza
cileni assieme a quelli di Argentina, Bolivia, Brasile, Paraguay,
ed Uruguay nella metà degli anni '70. I governi militari
di queste nazioni sostenevano di stare neutralizzando i "sovversivi"
di sinistra, ma la loro definizione del termine era estremamente
ampia, ed era noto che le loro operazioni erano indirizzate contro
i dissidenti politici.
Tra
i 400 e i 500 cileni, 'desaparecidos' durante il regime di Augusto
Pinochet (1973-'90), furono gettati nell'oceano zavorrati da pezzi
di ferro per farli affondare, secondo nuove prove testimoniali
pubblicate in un rapporto del giudice Juan Guzman, reso pubblico
dal quotidiano 'La Nación'.
Le informazioni raccolte nel nuovo dossier sono state ottenute
con la collaborazione di 12 meccanici addetti alla manutenzione
degli elicotteri dell'esercito che, rompendo un silenzio durato
decenni, hanno raccontato al giudice e al suo team di detective
anche i particolari più macabri dei 'viaggi' che la Dina,
la temuta polizia politica del regime, realizzò fin dalla
fine del 1973 e almeno fino al 1978 per eliminare ogni traccia
dei suoi oppositori. I meccanici, che parteciparono ad alcuni
'voli della morte' tra il 1974 e il '78, sostengono che a pianificare
e organizzare le operazioni era il comando dell'aeronautica militare,
in collaborazione con la stessa Dina, guidata dal generale Manuel
Contreras. Si trattò almeno di 40 viaggi a bordo di elicotteri
Puma, ognuno dei quali trasportava fino a 15 sacchi contenenti
i corpi, o quel che ne restava, dei 'desaparecidos'. I velivoli
partivano dall'aeroporto di Tobalaba, a La Reina, per fare scalo
in una base militare a Peldehue, dove imbarcavano i sacchi con
i cadaveri: poi ripartivano per Quintero prima di dirigersi verso
il mare. A un'altezza predeterminata, una botola si apriva lasciandoli
cadere nell'oceano Pacifico. La principale novità del document
o stilato da Guzman è che porta il numero degli oppositori
eliminati con i 'voli della morte' a oltre il doppio del bilancio
fornito dalle forze armate in un rapporto consegnato nel gennaio
del 2001 al 'Tavolo del dialogo' (151 'desaparecidos' in mare
con solo 29 casi attribuiti alla Dina). Secondo i dati pubblicati
dalla 'Commissione Rettig' nei 17 anni di regime di Pinochet almeno
3.200 cileni sono stati uccisi mentre 1.200 risultano 'desaparecidos'.
Drammatica anche l'esperienza dei più stretti collaboratori
di Allende. Vennero deportati nell'isola di Dawson, nella Patagonia
cilena dove più freddo non si può. Chiamata la Guantanamo
cilena, in questo campo di concentramento i detenuti che erano
ex ministri e funzionari del governo Allende furono costretti
ai lavori forzati ed ovviamente furono torturati. Venivano chiamati
con un numero preceduto dalla parola Isla, quindi Isla 1, isla
2 isla 3 etc..
La dittatura cilena di Pinochet si differenziò dalle altre
dittature latino-americane, per via della esternazione delle loro
efferate uccisioni. Tutto veniva fatto alla luce del sole senza
nascondere nulla. Così la morte del cantante cileno Victor
Jara, a cui tagliarono le dita, fece molto clamore.
Ma
in questa striscia di terra oltre oceano, anche l'Italia giocò
il suo ruolo.
E' il 1976 e l'Italia del tennis con Adriano Panatta, Paolo Bertolucci,
Tonino Zugarelli e Corrado Barazzutti, si gioca la finale di Coppa
Davis contro il Cile. Dopo i primi due singolari vinti da Panatta
e Barazzutti, nel decisivo match in doppio, Panatta e Bertolucci,
si presentarono in maglia rossa, quasi a sfidare il regime di
Pinochet. In tribuna, era presente il genrale Guzman che a quanto
pare non gradì molto la cosa, esponendo una formale denuncia.
Ovviamente fu vittoria in quattro set. Prima Davis per l'italia
che "sconfisse" anche il regime di Pinochet.
Paolo Bertolucci, Nicola Pietranageli, Adriano
Panatta
Victor Jara
VIDEO
LETTURE
La
frontera - di Ricardo Larraín Missing - scomparso di Costa-Gavras D'amore e d'ombra - Betty Kaplan Tony Manero di Pablo Larrain Post mortem di Pablo Larrain Estadio Nacional
(doc) di CARMEN LUZ PAROT Dawson isla 10 di Miguel Littin
Calle
Bucarest, 187 - Patricia Verdugo Gli artigli del puma - Patricia Verdugo Cile: diario di un diplomatico - Tommaso De Vergottini